Non poteva rientrare in Italia prima del 2025, dopo essere stato espulso nel 2020 in seguito a un arresto per spaccio di sostanze stupefacenti.
Si tratta di Orjol Lame, 32 anni, è il conducente dell’auto che domenica sera si è schiantata contro un rustico disabitato sulla via Emilia, tra Gaida e Cadè di Reggio Emilia, provocando la morte di quattro persone – la compagna Shane Hyseni, 22 anni, il loro bambino Mattias di un anno e mezzo, i fratellini di lei Resat e Rejana di 11 e 8 anni – aveva avuto diversi problemi con la giustizia.
Il giovane, come si legge sui quotidiani locali, era finito in manette nell’aprile 2020 a Sant’Ilario d’Enza, nel Reggiano, dove i carabinieri lo avevano trovato in possesso di cocaina, eroina e morfina, sorpreso mentre vendeva una dose. Patteggiò la pena a due anni, poi essendo clandestino, era stato espulso. Ma poco dopo era rientrato illegalmente e nel febbraio 2021 venne fermato a Campoformido, in provincia di Udine. Dopo l’arresto convalidato dal gip, era stato rimesso in libertà in attesa della seconda espulsione.
Ma dopo aver avuto un figlio aveva il diritto di restare in Italia ed entro un anno di regolarizzare la propria posizione.
“Avevamo avviato l’iter burocratico, la coppia era in attesa di risposta”, ha detto al Carlino Reggio l’avvocato Giuseppe Caldarola che ora tutela la famiglia di Shane. Orjol è ancora ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, nel reparto di Rianimazione. È indagato dalla procura con l’accusa di omicidio stradale plurimo. Una posizione che si è aggravata dopo che è stato trovato positivo a varie sostanze – tra alcool e droga – agli esami tossicologici.
Intanto gli inquirenti stanno cercando di fare luce sulle cause dell’incidente; al vaglio ci sono le analisi sui telefonini cellulare dell’uomo e della compagna, sequestrati su disposizione del pm Marco Marano, titolare del fascicolo d’inchiesta.






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