5Stelle, scissione a un passo

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La faida interna al Movimento 5Stelle è infine esplosa con le sue inevitabili conseguenze. La scissione è a un passo. Il figlio del fondatore, Davide Casaleggio, denuncia la deriva governista di Di Maio e compagnia e accusa i gruppi parlamentari di voler trasformare il Movimento in un partito tradizionale. Non li accusa tutti, ma una sola parte: nello specifico, nel mirino c’è chi è intenzionato a tradire i valori delle origini, dal ricambio dei portavoce ogni due mandati elettivi al ruolo determinante della piattaforma Rousseau, gestita dallo stesso Casaleggio. Mentre oggi, una notevole fetta di deputati e senatori non sono puntuali nel versamento del dovuto per il funzionamento di Rousseau (300 euro al mese). Il gruppo dei governisti, guidato dall’ex capo politico Di Maio, comprende che una scissione provocherebbe al Movimento non solo un danno d’immagine. Lo smottamento derivante dalla rottura potrebbe spostare su posizioni movimentiste una pattuglia di senatori sufficiente a mandare in fibrillazione la maggioranza, e ciò sarebbe un vero guaio per Conte e compagnia. Per trovare una maggioranza alternativa e tirare avanti sino a scadenza, si ragiona a Palazzo Chigi, si dovrebbe ricorrere al “soccorso azzurro” di Forza Italia. Ma li vedete Di Maio e compagnia collaborare con il politicamente redivivo Cavaliere di Arcore?

In realtà, la frattura tra i 5Stelle non è un capriccio né una mera faccenda di quattrini. È un vero scontro politico e come tale va rispettato. Che i militanti della prima ora mal sopportino i ministri in auto blu, gli staff milionari, gli attaccamenti alle poltrone – tutta roba che fa molto Prima e Seconda Repubblica – è umanamente comprensibile. D’altronde, il Movimento ha vinto le elezioni del 2018. Che dovrebbe fare, rinunciare al governo?

Dice Alessandro Di Battista, leader dei ribelli, che i 5Stelle ormai somigliano all’Udeur, creatura metapolitica a suo tempo creata da Clemente Mastella. E che il Movimento, come pure conferma Davide Casaleggio, o resta fedele alle origini o non ha più ragione di essere.

Su questo la rottura è irrecuperabile. Di Maio ha costruito con cura un gruppo di ministri, presidenti di commissione, figure di propria fiducia nel mondo delle istituzioni. È chiaro che Luigino da Pomigliano sia del tutto privo di una politica estera, materia in cui non appare preparato, ma è certamente abile nei giochi di palazzo. La maggioranza dei parlamentari lo segue. Sperano di arrivare al terzo mandato, non avendo alcuna voglia di tornare al lavoro di prima.

Ma se il divorzio è di fatto già nelle cose, le modalità con cui verrà consumato non sono ancora chiare. Casaleggio è titolare di Rousseau, la piattaforma di cui il Movimento si è servita sinora per organizzare vita e opere. Solo Rousseau possiede i dati dei circa 170mila iscritti raccolti nel corso di questi undici anni di vita. A chi appartengono quei dati? Entrambe le fazioni li reclamano. Casaleggio e Di Maio dovranno tornare a parlarsi. Altrimenti, prima di arrivare al divorzio, ci sarà guerra.




C'è 1 Commento

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  1. Giancarlo Gamberini

    Si scinderanno anche,ma state tranquilli che nessun parlamentare grillino”scisso” voterà mai la sfiducia a questo governo per non rischiare di ritrovarsi dopo le elezioni col culo per terra a vendere noccioline allo stadio!


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