Con il diffondersi della pandemia, le profumerie e i parrucchieri restano aperti. Ma le scuole superiori di primo e secondo grado, no. E in Italia, tra gli studenti, crescono le proteste per la Didattica a Distanza. Hanno iniziato Anita e una sua compagna di classe, 12 anni: hanno protestato davanti all’Istituto Comprensivo Tommaseo-Calvino di Torino. Ora nasce School for future. Rifacendosi apertamente alla studentessa svedese Greta Thunberg che ha scioperato contro i cambiamenti climatici, ogni venerdì, davanti alla propria scuola, creando il movimento ecologista Friday for future. L’idea degli studenti? Trovarsi ogni venerdì davanti alle loro scuole chiuse e partecipare per un’ora alle lezioni on line dei loro professori. A distanza di sicurezza, ma insieme.
All’aperto. Coi loro Pc portatili e i loro smarthphone e un Wi-Fi in condivisione. E’ accaduto venerdì scorso a Roma, Milano, Napoli, Firenze, Torino, Faenza, Bologna, Ancona e altre città italiane. Gli studenti protestano contro un governo che ha avuto sei mesi per creare un’organizzazione di emergenza e non ha saputo far altro, com’è accaduto nell’ultimo mese, di rimettere milioni di studenti davanti a uno schermo. E vogliono tornare a scuola.
In sicurezza. Chiedono di raddoppiare il trasporto pubblico. Istituire un medico scolastico. Effettuare tamponi rapidi e continuativi e rilevare la tracciabilità dei contagi. Evitare la didattica a distanza alternata sistematicamente con quella in presenza con il conseguente frazionamento delle lezioni. Nessuna di queste richieste, molte delle quali sono le stesse che il movimento di docenti e genitori Priorità alla scuola, – presente anche nella nostra città, ripete dall’Aprile scorso, sono stata ascoltate dal governo, – che ha avuto sei mesi per creare un’organizzazione di emergenza e non ha saputo far altro, com’è accaduto nell’ultimo mese e con l’ultimo Dpcm, che rimettere milioni di studenti davanti a uno schermo.







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