Dopo le scuole superiori, è la volta delle Università. L’assessora all’istruzione della Regione Emilia-Romagna Paola Salomoni ha fatto il punto sulla ripresa della didattica in presenza durante una seduta della commissione regionale cultura: “Eravamo partiti a settembre con la modalità della didattica mista – ha ricordato – costruita introno all’autonomia degli atenei”.
Bologna aveva previsto lezioni dal vivo ridimensionando le aule e introducendo la prenotazione del posto, con capienza che non andasse mai oltre il 50%; la scelta di Modena e Reggio, invece, era stata quella di mantenere la didattica a distanza (anche a causa di una serie di attività di manutenzione delle aule); Parma aveva fatto una scelta simile a Bologna, così come Piacenza, adottando il sistema della prenotazione, mentre Ferrara aveva optato per il modello delle lezioni registrate o mandate in diretta, ma sempre a distanza.
Ora, ha spiegato l’assessora Salomoni, l’obiettivo è quello portare tutti gli studenti universitari in presenza al 50%: ma se per le superiori quella è la percentuale minima, per le Università sarà quella massima. Modena e Reggio si stanno organizzando dando priorità agli studenti dei primi anni, sia dei corsi triennali che magistrali; Parma, invece, partirà con gli studenti dei primi anni, ma con una ripresa progressiva anche per gli iscritti agli anni successivi; Ferrara riprodurrà il modello del primo semestre, senza lezioni frontali di massa ma solo lezioni di discussione.
C’è poi il capitolo trasporti: “Su ogni ambito provinciale si è avviato un dialogo sul trasporto pubblico con le Prefetture. Su alcune situazioni, ad esempio Bologna, non sono emerse situazioni di criticità, mentre per Modena non è da escludere che potranno servire ulteriori corse”.
Durante il dibattito in commissione, la consigliera Valentina Castaldini (Forza Italia) ha avanzato la richiesta di “prevedere tamponi anche per il personale universitario, per i tirocinanti e per chi lavora nei laboratori”. L’assessora ha replicato sottolineando che i professori universitari e il personale sono già inclusi nel programma di vaccinazione regionale “perché sono molto esposti: anche con presenza di studenti al 50% bisogna comunque tenere conto che le aule sono riempite da cento studenti. Per quanto riguarda i tamponi, è indispensabile un incontro con l’assessorato alla sanità”.






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