La recente sentenza del Consiglio di Stato di indicare il 31 dicembre del 2023 come termine ultimo per le proroghe delle concessioni balneari in Italia, che dunque dall’inizio del 2024 saranno aperte al libero mercato, come previsto dall’articolo 12 della direttiva dell’Unione Europea 2006/123/CE, la cosiddetta “direttiva Bolkestein”, è stata seguita da un coro di dichiarazioni e prese di posizione, più o meno critiche.
“Dopo la decisione del Consiglio di Stato ora è davvero urgente che il governo affronti in modo definitivo la materia attraverso una legge di riordino delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative”, ha detto l’assessore a turismo e commercio della Regione Emilia-Romagna Andrea Corsini, sostenendo che questo sia “un provvedimento da troppo tempo rinviato e che dovrà contenere criteri molto chiari per tutelare il lavoro, la professionalità e gli investimenti fatti dagli imprenditori balneari”.
“Da troppo tempo – ha ricordato Corsini – i nostri operatori turistici stanno vivendo una situazione di incertezza rispetto al loro futuro, a quello delle loro famiglie e delle proprie imprese. Una situazione che deve essere chiarita una volta per tutte. Per questo occorre una norma che dovrà essere concordata con l’Unione europea per evitare di incorrere in procedure di infrazione che continuerebbero a mettere a rischio un comparto fondamentale per l’economia turistica nazionale e regionale”.
Rispetto alle voci su una presunta chiusura delle spiagge nel 2022 in segno di protesta contro la sentenza, invece, secondo l’assessore Corsini “sono illazioni prive di ogni fondamento. I nostri operatori turistici balneari vogliono lavorare nella certezza di regole chiare ed equilibrate”.






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