Silk-Faw Reggio, Ac: a che punto è il progetto?

Silk Faw S9 al Tecnopolo di Reggio

Scrive Cinzia Rubertelli, capogruppo di Alleanza civica in Consiglio comunale a Reggio Emilia: “A distanza di un anno dal clamoroso annuncio dell’arrivo a Reggio Emilia degli americani di Silk e dei cinesi di FAW, in questi giorni abbiamo appreso dalla stampa locale che non è stato ancora perfezionato l’acquisto del terreno di Gavassa, destinato a ospitare l’insediamento. Un ritardo clamoroso che non rappresenta solo un fatto di cronaca, ma anche un dato politico sul quale riflettere.

Nel corso delle trattative né gli organi del Comune – tranne i suoi vertici – né la Camera di Commercio, le organizzazioni sindacali, le associazioni di categoria – al di là di Unindustria che pare abbia svolto il ruolo di facilitatore nella trattativa – sono state ufficialmente coinvolte in tavoli di confronto su questa rilevante iniziativa economica e produttiva.

Informalmente e solo recentemente, è trapelato che il Comune di Reggio Emilia, senza alcuno studio preventivo di impatto ambientale, aveva proposto diverse aree insediative tra le quali: una in prossimità della fiera, una vicina allo Stadio, una all’interno dell’area delle ex Reggiane e, infine, quella di Gavassa, poi risultata prescelta. Aree che nella loro eterogeneità testimoniano l’improvvisazione con cui gli amministratori locali hanno offerto soluzioni insediative gravide di conseguenze negative per lo sviluppo urbano e la qualità della vita dei reggiani.

Persino sull’identità degli investitori c’è stata leggerezza: si parla dell’arrivo dei cinesi di FAW, mentre, come ripreso più volte dalla stampa locale, nella realtà ci si trova di fronte a un progetto finanziario, prima ancora che industriale, messo a punto da Jonhatan Krane, businessman statunitense specializzato in titoli cinesi. Un operatore finanziario che, leggendo le notizie che lo riguardano, risulta privo di esperienza nel campo dell’automobile e impegnato su due fronti: tentare di convincere altri finanziatori ad aderire al suo progetto reggiano e convincere i cinesi di FAW ad acquisire, nel medio periodo, l’85% della joint venture attualmente detenuto dallo stesso Krane che, in tal modo, otterrebbe il proprio legittimo profitto.

Quella che il prof. Prodi, il presidente Bonaccini e il sindaco Vecchi hanno presentato come uno dei maggiori investimenti esteri in Italia, al momento appare ancora come una incerta scommessa sviluppata da un operatore che fatica a raccogliere i circa 500 milioni di euro necessari.

Ciò spiega quello che è emerso sui giornali: ritardi e problemi di liquidità che paiono essere alla base del mancato acquisto dei terreni di Gavassa e del mancato pagamento di fornitori.

Tutto ciò mentre è in corso un’ imponente campagna di stampa anche su testate nazionali volta a rassicurare sulla serietà di Silk FAW, ovvero sulla qualità del management, sull’originalità delle nuove vetture, sul valore che l’iniziativa esprime per il territorio, sull’eccezionalità dell’insediamento produttivo che viene definito “campus”. Uno stabilimento, quest’ultimo, destinato a ospitare solo un atelier per hypercar e auto di super lusso, mentre la produzione di serie delle vetture premium dovrebbe essere realizzata in Cina. Lecito dunque pensare che questo “campus” sarà il luogo nel quale le competenze della Motor Valley potrebbero essere rielaborate per essere poi tacitamente trasferite in Cina.

Oggi la questione politica non è rassicurare i reggiani sulla solidità di Silk FAW e delle partnership istituzionali con questa o quella provincia cinese, bensì spiegare come sia stato possibile che gli amministratori locali abbiano preso sul serio, senza indagini e analisi preventive, un progetto industriale che, dopo un anno, esiste solo sui giornali. Se il cosmopolitismo delle imprese reggiane è fuori di dubbio, lo è anche il provincialismo dei nostri amministratori che si sono dimostrati incapaci di distinguere tra una possibile speculazione finanziaria internazionale e l’industria.

A fronte di tutto ciò ritengo opportuno che il sindaco Vecchi e il Presidente Bonaccini siano chiamati a dare risposte precise.

Perché hanno trattato dall’inizio questa scommessa finanziaria come un vero investimento industriale senza fare verifiche?
Per quale motivo gli organi amministrativi e il sistema reggiano non sono stati coinvolti seriamente in questa iniziativa?
Il sistema industriale reggiano che ricerca 3.000 persone, come potrebbe reggere l’arrivo di e di una fabbrica che da sola richiede altri 1.300 dipendenti?
Perché la Regione avrebbe predisposto il suo maggior finanziamento, oltre quattro milioni di euro, a Silk FAW che non dispone neppure di un terreno?
La spinta verso l’elettrico della Regione è coerente con quanto le industrie metalmeccaniche e sindacati stanno chiedendo al Governo?”.



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