Al già complicato intrigo internazionale di Silk-Faw si aggiunge ora anche la pista araba. Il piano per la composizione negoziata della crisi approvato in queste ore dal giudice Niccolò Stanzani Maserati del Tribunale di Reggio Emilia – dove la la joint venture sino-americana delle supercar elettriche di lusso sportive ha portato i libri a seguito di una situazione debitoria intorno ai 25 milioni di euro – prevede infatti l’innesto di nuova liquidità per 30 milioni di dollari, 5 dei quali dal gruppo dello sceicco degli Emirati Arabi «Abdulla Al Masaood & Sons», attivo nel mercato dell’automotive ma anche (giusto per non farsi mancare nulla) dei gioielli, degli yacht e dei trasporti cargo via mare. Gli altri 25 milioni di dollari sarebbero invece stati assicurati dalla Giga Carbon Neutrality, società leader mondiale nella fornitura di sistemi vehicle-to-everything.

E’ sulla base di queste risorse fresche che il Tribunale di Reggio ha accettato il piano di risanamento presentato da SilkFaw, concedendo 120 giorni di tempo per attuarlo trovando un accordo con i tanti (e anche illustri) creditori. Silk-Faw tenterebbe dunque il rilancio con l’ambizioso obiettivo di produrre, nei prossimi sei mesi, tre nuovi prototipi di autovetture da presentare al salone internazionale di Ginevra che si terrà a Doha, in Qatar, dal 5 al 14 ottobre. Dove e come li produrrà non è ben chiaro: molto difficilmente nel megafutiristico stabilimento polo produttivo su un’area da 36 ettari che doveva sorgere a Gavassa di Reggio Emilia, su un terreno che non è nemmeno mai stato comprato, grazie anche a 4,5 milioni di finanziamento che la Regione Emilia-Romagna ha già provveduto a revocare. E sperando che i 30 milioni – a differenza dei cinesi più volte annunciati e mai apparsi – arrivino davvero.






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