L’estate – almeno quella “da calendario” – è quasi agli sgoccioli, ma le alte temperature di questi primi giorni di settembre ripropongono con forza il tema del caldo a scuola, soprattutto in vista dell’ormai imminente inizio del nuovo anno scolastico.
“Dobbiamo chiedere alle istituzioni che governano l’edilizia scolastica come intendano affrontare le aule-forno”, incalza Ciro Fiore, segretario generale aggiunto di Cisl Scuola Emilia Centrale, che invoca un tavolo istituzionale coordinato dalla Provincia di Reggio Emilia sul benessere climatico nelle scuole: “Il fai-da-te non può più essere la risposta: la buona volontà delle famiglie non è un impianto e qualche decina di ‘pinguini’ recuperati dagli assessori non sono programmazione”.
Trentadue, trentaquattro, in alcuni casi trentasei gradi nelle classi: a giugno era terminato così l’anno scolastico 2025-2026, mentre famiglie, docenti e segreterie compravano ventilatori e i Comuni cercavano climatizzatori portatili. “Gesti generosi, ma diciamoci la verità: se le temperature non mollano, il 15 settembre ripartiremo ancora con aule-forno. Sarebbe un grave errore considerare il super caldo un incidente di percorso: è ormai strutturale per il clima cambiato”, sottolinea Fiore.
Per Cisl Scuola è una questione di sicurezza e qualità della didattica. Le linee guida dell’Inail indicano come confortevoli 25-27 gradi con bassa umidità. “Tornare sopra i 30 gradi a settembre o a maggio e giugno, se la condizione è prolungata, non è più semplice disagio”, prosegue Fiore: “Una scuola nella quale non si respira non è sicura, inclusiva né capace di garantire apprendimento e lavoro”.
La richiesta alla Provincia, competente per le scuole superiori, e ai Comuni, responsabili degli altri ordini scolastici, è quella di istituire un tavolo e pubblicare la mappatura termica, “se esiste”, o avviarla subito. Per ogni plesso, spiega il sindacato, “servono temperature massime, aule ed esposizioni critiche, schermature, ventilazione, impianti e potenza elettrica. Poi priorità, soluzioni (interventi passivi, ventilazione meccanica o climatizzazione), costi preliminari e finanziamenti per le scuole messe peggio”.
“Non chiediamo miracoli, ma serietà e un grande cantiere programmatico territoriale”, aggiunge Fiore. “Non è credibile sostenere che si possano climatizzare tutte le scuole (a cominciare da quelle che non autoproducono energia) ma si possono, invece, introdurre tante azioni migliorative: pellicole hi-tech ai vetri, tende performanti alle finestre, l’inserimento di filari alberati lungo i fronti più esposti per aumentare l’ombreggiamento, meccanismi che facilitino il ricambio d’aria introducendo aria a temperature più basse”.






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