Mentre in Italia l’obbligo del lasciapassare verde si accinge ad entrare nelle case di tutti gli italiani, ci siamo chiesti: cosa succede negli altri Paesi europei? Certi di trovare ampi riscontri alle politiche restrittive del Governo italiano, abbiamo fatto una piccola ricerca sul web e le risposte che abbiamo avuto in merito ai nostri dubbi sono state alquanto sorprendenti.
Per prima cosa abbiamo ristretto il campo della ricerca ad alcuni aspetti essenziali della vita quotidiana: lavoro (sanitari, scuola, settore pubblico e privato), trasporti, tempo libero (cultura, sport, bar e ristoranti).
Come sappiamo, con il decreto legge dello scorso 16 settembre, il lasciapassare verde è obbligatorio in Italia in tutti i campi che abbiamo individuato, con l’eccezione dei trasporti in cui, nelle brevi percorrenze, è facoltativo. Insomma, senza il Green pass si può giusto stare in casa, fare la spesa, andare a funghi o fare un salto in provincia sull’autobus. Per il resto QR code e bollino verde.
In secondo luogo, abbiamo cercato di capire cosa succede in questi ambiti nei principali Paesi dell’UE. Ebbene, con l’eccezione della Francia, di cui scriveremo dopo, nei principali Paesi dell’UE non esiste obbligo di Green pass in nessun ambito! Sì nessuno: unica eccezione è l’Austria per il tempo libero e – parzialmente – per i viaggi. Nient’altro; nemmeno per il personale sanitario. In Francia, modello sbandierato per le politiche sanitarie nazionali, il lasciapassare verde è obbligatorio per il personale sanitario, per il tempo libero e per i trasporti: non per la scuola e per il lavoro nel settore pubblico e tantomeno per quello privato.
Ora, ci è difficile capire tanto zelo da parte del nostro Governo che, fra l’altro è retto da una maggioranza parlamentare piuttosto disomogenea e quindi sulla carta particolarmente fragile. Perché insistere così tanto sul Green pass? In provincia di Reggio Emilia, per fare un esempio che ci riguarda da vicino, il personale scolastico è “vaccinato” al 94%: non basta? Occorre il 100%? Siamo ormai ben oltre le famose percentuali bulgare di sovietica memoria!
L’unica risposta che siamo riusciti a darci è che, essendo l’Italia sempre agli ultimissimi posti delle classifiche dei buoni e dei cattivi che ciclicamente vengono stilate dagli organi di controllo internazionali, questo nuovo Governo di unità nazionale desideri invertire la rotta e posizionarsi stabilmente al primo posto fra i Virtuosi. Se così fosse ci sarebbe da attendersi un futuro radioso per il nostro malandato Paese. Attendiamo dunque fiduciosi il Sol dell’avvenire!







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