Reggio. Si è spenta Giosetta Lucci, ma per tutti era la Giò

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Si è spenta questa notte Giosetta Lucci, per i tanti che la conoscevano a Reggio Emilia, e non solo, era la Giò.

Giosetta era originaria di Mantova, ma da oltre 40 anni viveva a Reggio Emilia. Dalla città ducale lombarda aveva portato con sé un vasto repertorio di colorite frasi dialettali che sfoggiava nella conversazione quando voleva stupire il suo interlocutore o per essere più incisiva.

Per la sua simpatia contagiosa e il carattere estroverso con Reggio e i reggiani entrò subito in empatia, sino da quando aveva iniziato a lavorare nel negozio Pelletteria Mirella, divenuta in breve conosciuta e amica di tutto il mondo del commercio in affaccio sulla via Emilia.

Negli anni Ottanta prese impiego alla federazione provinciale del Partito socialista di via San Zenone. Collaboratrice più stretta del parlamentare del garofano Mauro Del Bue, ne è nata un’amicizia e un affetto così profondo con tutta la famiglia che neppure questo addio potrà spezzare.
Dotata di capacità organizzative non comuni riusciva ad aprire ogni porta chiusa. Per la Giò nessuna impresa era impossibile. La sua voglia di fare e il suo modo di tenere relazioni l’hanno resa nota e stimata al di là dei confini di Reggio Emilia.

Giosetta Lucci, 77 anni, si è spenta all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, dove era ricoverata da qualche giorno per un grave problema cardiaco. Lascia il marito Fabrizio Montanari, storico, giornalista e cooperatore, la figlia Cinzia e l’amato nipote Federico.

Oggi sarà aperta la camera ardente presso l’obitorio dell’ospedale Santa Maria Nuova e nella giornata di sabato i funerali con l’ultimo viaggio verso il cimitero di Villa Coviolo.

La direzione e la redazione di 24emilia, con commozione, esprimono il proprio cordoglio e si stringono ai familiari della Giò con profondo affetto.

Il ricordo di Mauro Del Bue. Adesso che te ne sei andata per sempre, carissima Gio, ti voglio ricordare per quello che sei stata: un’esplosione di vitalità, una bomba di generosità, una manifestazione del più incredibile e debordante altruismo. Un eccesso di buone virtù. Per me sei stata la mia segretaria e l’amica, la collaboratrice che mi forniva anche il numero dell’idraulico, se serviva. Perché uno che é vissuto nel mare agitato della politica rischia di avere la testa nel mondo delle nuvole. E sei diventata amica della mia famiglia. Mi hai accompagnato nei momenti più felici e in quelli più drammatici. Ci sono persone che scompaiono e prima o poi si dimenticano. E’ la legge della vita. Dimenticare la Gio sarà difficile per tutti quelli che l’hanno conosciuta. E in città tutti la conoscevano.

Il nostro primo incontro fu casuale, presentati da un amico comune. Poi il tuo fidanzamento e le nozze col mio più caro amico, Fabrizio, e le partite di calcio vissute assieme (eri stata sposata con un calciatore di serie A) e infine la frequentazione al partito, quando tu lavoravi ancora al Borsettificio Mirella di via Toschi. Poi, dopo la mia elezione al Parlamento, la tua collaborazione intensa, costante, difficile per uno col mio carattere che pretendeva che tu fossi disponibile a lavorare anche di sera tardi se serviva e di domenica se era utile. Nessun’altra poteva sopportare d’essere svegliata alle due di notte per correggere un foglio di una relazione da leggere l’indomani. Grazie Gio, anche per quei giorni tremendi quando la magistratura teneva d’occhio il Psi e ti ritrovasti dai carabinieri senza sapere perché e io mi arrabbiai perché in ufficio non era rimasto nessuno.

Grazie Gio per avermi tenuto la mano nel momento più drammatico della mia esistenza. Ti sono debitore di un brava che non ti ho mai detto. Ma tu non sei stata solo brava. Sei stata insostituibile. E lo sarai per sempre nel mio cuore.

A Fabrizio, a tua figlia Cinzia, al nipote Federico un abbraccio caldo e forte da Mauro.



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