Reggio. “Il segno della pandemia. Effetti psicologici e sociali”

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Sembrava una data molto lontana quella in cui ci si sarebbe potuti trovare a parlarne di persona, quando è nato il progetto del libro “Il segno della pandemia. Effetti psicologici e sociali”, con tempestiva iniziativa dello psichiatra Piero Benassi, figura molto conosciuta per la sua lunga carriera professionale, e di Stefano Mazzacurati, presidente attuale della ventennale “Associazione per il Museo di Storia della Psichiatria – San Lazzaro”.

Eppure sabato 3 ottobre, alle 10,30, presso i Chiostri di San Pietro il volume che è stato pubblicato in questi mesi verrà presentato da alcuni degli autori che vi hanno collaborato con testi e interventi “sul campo” e le adesioni – ovviamente secondo i criteri dettati dalle normative imposte dalla situazione pandemica – sono aperte (scrivendo all’indirizzo amsp.segreteria@libero.it). L’ambito è quello della Settimana della Salute Mentale, cornice idonea per un volume corale in cui si delineano, attraverso le esperienze di psicologi, psichiatri, terapeuti, assistenti sociali, antropologi, neurologi e persone coinvolte nell’attività dell’Associazione con sede presso la Biblioteca Livi del San Lazzaro, scenari e valutazioni che oltre alle già conosciute problematiche fisiche dovute al virus riguardano l’aspetto della salute mentale e dei cambiamenti sociali in atto. Il libro (edizioni Consulta librieprogetti, 192 pagine) naturalmente non si propone di fornire risposte ad una situazione inevitabilmente ancora in atto, quanto offre uno spaccato da più angolature di una sofferenza profonda che ha inciso sullo svolgimento delle normali attività fino a ledere lo stato di equilibrio anche delle persone che già non accusassero particolari sintomi di disagio. Ne risulta un quadro allargato su situazioni che potrebbero essere quelle di ognuno dei lettori, andando ad indagare prospettive che dallo svolgimento della vita quotidiana impegnano il livello più intimo, sottocutaneo eppure comune delle persone di diverse età e appartenenze sociali. Individuando, appunto, un cambio di matrice sociale in atto e quasi volendo avvertire sulla necessaria consapevolezza perché si riesca a farvi fronte con il minor danno possibile. D’altronde non è un caso se il volume – ventunesima pubblicazione dei quaderni voluti dall’Associazione per il Museo di Storia della Psichiatria – è stato inserito nella collana “memi”, che richiama il saggio del 1976, “Il gene egoista”, in cui Dawkins chiama così quei “mattoni di idee che formano il nostro apparato di comprensione, replicabili e trasmissibili per imitazione”.

Vale a dire che, oltre al fattore genetico, ce n’è un altro, più assimilabile a quello culturale ed esperienziale, che lascia aperte ipotesi di cambiamento anche nelle più difficili o apparentemente incontrovertibili situazioni che si presentano al genere umano. Certo, se un libro può essere, per definizione, un “mattone di idee”, in quanto capace di veicolare e reiterare nuova conoscenza, il fatto di potersi trovare a discuterne, o dialogarne, di persona è senz’altro una possibilità arricchente e che ci riporta a una situazione tanto desiderata di almeno apparente “normalità”.

Sabato 3 ottobre, per la prima presentazione pubblica del libro, saranno presenti alcuni tra gli autori del volume, Maria Alberici, Piero Benassi, Raffaele Bertolini, Alessandro Carri, Gian Paolo Guaraldi, Pietro Paganelli, Elisa Pellacani, Stefano Mazzacurati, Umberto Nizzoli, Franca Righi, Tina Romano, Marco Ruini, Marco Tamagnini. Per chi non potesse partecipare, il volume è disponibile nelle librerie e nei siti internet, mentre una seconda presentazione è programmata nel cartellone del “BUK Festival della piccola e media editoria” previsto a Modena il fine settimana 17 e 18 ottobre (la presentazione del libro sarà la domenica 18 ottobre, alle 10,30).



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