Se fosse andata come nei romanzi gialli, saremmo stati pizzicati dai gendarmi, perché l’“assassino”, si sa, torna sempre sul luogo del delitto. E noi siamo tornati. Ma i gendarmi non c’erano, ma c’erano ancora quei gradini alla fine del sagrato della chiesa di San Prospero, una barriera architettonica per tutto coloro che sono costretti a muoversi, ad esempio, in carrozzina.
Da una parte, lato via Prevostura, una rampa artigianale, risistemata alla bell’e meglio rispetto al mese scorso, consente l’accesso al sagrato ma al lato opposto, su via Franzoni, manca totalmente.
La rampa, è vero, è stata collocata per consentire l’accesso alla chiesa ma oggi, con il cantiere aperto, per chi è impossibilitato a muoversi autonomamente, la mancanza di una rampa per la discesa o la salita su via Franzoni costituisce un problema non da poco.
Nel marzo scorso iniziava il cantiere di piazza San Prospero






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