Reggio. Figli di coppie omosessuali, Rabitti: inaccettabili disparità, cambiare la legge

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Scrive in una nota l’assessora alle Pari opportunità Annalisa Rabitti: “Qualche giorno fa il Tribunale di Reggio Emilia ha annullato il riconoscimento omogenitoriale di due coppie di genitori omosessuali, togliendo di fatto il riconoscimento legale alla madre non biologica.

Tra queste coppie, c’è la mia amica e collega Fabiana Montanari, una giovane donna coraggiosa che da sempre ha messo a disposizione le sue energie e le sue esperienze di vita per farsi portatrice di diritti.

Parlo di lei con la consapevolezza che la sua storia, purtroppo, è la storia di tante altre coppie che non hanno la stessa possibilità di avere una eco mediatica.

E la loro storia è uno degli esempi che rimarca come nel nostro Paese ci sia ancora un profondo vuoto legislativo, un’incapacità di stare al passo coi tempi, che si ripercuote sulla vita di persone, lascia bambini e bambine, genitori, nonni e nonne privi di alcun diritto. Un vuoto inaccettabile che non può più essere ignorato e richiede risposte che non possono esser rimandate.

Sabato scorso tantissime persone sono scese in piazza per ribadire la necessità di approvare il Ddl Zan per prevenire e contrastare le discriminazioni e, al contempo, continuare la marcia verso la conquista dei diritti.

Tra i cartelloni delle coloratissime piazze italiane, spiccava uno che diceva: “I diritti sono come un raggio di sole. Se io mi abbronzo, a te non rubo niente”.

Fabiana e la sua compagna si amano, hanno concretizzato un sogno comune a molte coppie, che scelgono di condividere la vita e costruire una famiglia: hanno una bambina meravigliosa e il desiderio di accudire la loro figlia, di crescerla e di assumersene le responsabilità.

Peccato però che oggi in Italia funzioni cosi: la mia bambina e la bambina di Fabiana non hanno gli stessi diritti.

Mia figlia ha due genitori, quella di Fabiana legalmente ne ha uno solo, anche se le due donne sono unite civilmente. Mia figlia ha quattro nonni, la figlia di Fabiana ne ha due.

Se succede qualcosa a me, io so che c’è una rete legalmente riconosciuta che può occuparsi di mia figlia e so che il suo papà sarà il responsabile.

E invece, per la bambina di Fabiana? La sua mamma non biologica non esisterebbe. Lei sarebbe ritenuta orfana.

Dico queste cose con chiarezza, perché le leggi e le sentenze non sono parole: ricadono sulle vite delle persone, ed in questo caso sui diritti delle famiglie.

Che mondo vogliamo lasciare ai nostri figli e alle nostre figlie?

Vogliamo continuare a legittimare il fatto che esistano figli e figlie di serie A e di serie B?

I diritti aggiungono, non tolgono mai a nessuno, e permettono di garantire una vita dignitosa a tutti e tutte. Credo che sia nostro compito lottare per questi diritti, per costruire un mondo migliore, dove le persone abbiano il diritto di amarsi e siano davvero uguali davanti alla legge.

E dove due bambine e due famiglie siano finalmente trattate allo stesso modo”.



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