Reggio, il coordinamento Rabûn occupa per un’ora l’ingresso del liceo Moro

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Nella mattinata di venerdì 24 aprile alcuni militanti del Coordinamento studentesco Rabûn hanno occupato temporaneamente – in corrispondenza della prima ora di lezione – l’entrata principale del liceo scientifico Aldo Moro di Reggio Emilia, bloccando l’ingresso con un grosso striscione con le scritte “Insegnateci l’antifascismo” e “Giù le mani dallə antifa e dagli spazi sociali”; subito dopo è stata organizzata un’assemblea pubblica negli spazi esterni dell’istituto scolastico.

“Oggi 24 aprile, in occasione della giornata della liberazione di Reggio Emilia dal nazifascismo, come Coordinamento studentesco Rabûn e collettivo Moro abbiamo deciso di bloccare, in maniera simbolica, l’ingresso della sede centrale del liceo Aldo Moro constatando la natura neofascista e filoamericana delle recenti misure prese dal nostro governo, atte a criminalizzare ogni tipo di dissenso verso le politiche governative”, si legge nella rivendicazione dell’azione di protesta.

“L’ultima proposta di legge presentata dalla Lega, il cui scopo è quello di espellere tutte le organizzazioni e soggettività ‘Antifa’ definendole terroristiche, segue la deriva autoritaria che Trump sta cercando di portare avanti negli Stati Uniti. Questa proposta è solo l’apice, negli ultimi mesi abbiamo visto un attacco diretto a tutti gli spazi sociali d’Italia, partendo dal Leoncavallo, seguendo con Askatasuna, fino a colpire anche Reggio Emilia.
Negli ultimi mesi è iniziata una vera e propria campagna propagandistica da parte di FdI contro il centro sociale Lab Aq16, da ormai quasi trent’anni luogo di organizzazione, aggregazione, socialità e crescita culturale e politica della città”.

Queste misure, per il Coordinamento studentesco Rabûn, “non vanno ad attaccare solo avversariə politichə o chiunque pratichi politica a livello militante, bensì mirano a equiparare l’antifascismo a un pericolo pubblico, criminalizzando chiunque porti avanti i principi e gli ideali della Resistenza. In un contesto in cui veniamo privati di spazi di dibattito, momenti di confronto e autogestione, noi ci riappropriamo delle nostre scuole tramite la nostra azione. Le scuole sono sempre state e sempre saranno antifasciste!”.

Il gesto dimostrativo ha scatenato l’immediata reazione di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, che ha bollato l’iniziativa come “l’ennesima dimostrazione di come certa militanza studentesca confonda la libertà con l’arbitrio. Bloccare una scuola non è un ‘atto simbolico’: è un gesto arrogante che limita il diritto allo studio degli altri studenti. Ancora più inaccettabile è la narrazione vittimista che ne segue. Parlare di ‘deriva autoritaria’ in Italia è propaganda pura: viviamo in uno Stato democratico, dove far rispettare la legge non è repressione, ma normalità”.

“Chi oggi grida allo scandalo”, aggiunge la sezione reggiana di Gioventù Nazionale, “difende realtà come Lab Aq16, Leoncavallo e Askatasuna, che da anni occupano abusivamente spazi pubblici. Non sono ‘luoghi sottratti’, ma immobili utilizzati illegalmente. Se il governo Meloni ha deciso di intervenire dopo decenni, ha semplicemente fatto il suo dovere. E qui sta il punto politico: per troppo tempo una certa sinistra, anche a livello locale, ha fatto finta di non vedere. Il Pd reggiano continua a chiudere un occhio, quando non due, su queste occupazioni, tollerando e di fatto legittimando l’illegalità per convenienza ideologica”.

“Oggi invece c’è un governo che non fa sconti a nessuno. Le regole valgono per tutti, anche per chi si autoproclama ‘antifascista’ ma poi agisce fuori dalla legge. Le scuole non sono terreno di occupazione politica. Sono luoghi di studio. E chi pensa di poterle bloccare per imporre le proprie idee non sta difendendo la libertà: la sta calpestando. La scuola è antifascista proprio perché la gente come voi ne viene tenuta fuori”.



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