È stata un’affluenza molto sopra le aspettative quella registrata alla chiusura dei seggi per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia: alle ore 15 di lunedì 23 marzo, orario della quarta e definitiva rilevazione della due giorni referendaria, la percentuale di persone aventi diritto di voto che hanno espresso la propria preferenza è stata attorno al 58,93% a livello nazionale.
Si tratta del secondo risultato più alto, in termini di affluenza, tra i cinque referendum costituzionali del nuovo millennio: solo nel 2016, anno del referendum sulla riforma costituzionale Renzi-Boschi, ci fu una partecipazione popolare più elevata, che in quel caso arrivò al 65,48%.
Trattandosi di un referendum costituzionale (ex art. 138 della Costituzione), in ogni caso, non è previsto alcun quorum da raggiungere. Il responso delle urne, dunque, sarà valido indipendentemente dall’affluenza finale: in caso di maggioranza di “sì”, la legge già approvata dal Parlamento entrerà definitivamente in vigore (e di conseguenza così faranno le relative modifiche alla Costituzione); in caso contrario, invece, qualora dovessero prevalere i “no”, la riforma del governo Meloni non sarà confermata e non modificherà in alcun modo la Costituzione.






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