Radiovasca. Il faraone di Masone

faraone

Radiovasca lo aveva battezzato Prudencio: ordinato, puntuale, mai aggressivo, un po’ noioso quando parla: un perfetto funzionario del Pci sopravvissuto alla caduta del Muro di Berlino e alla globalizzazione trasportato nel ventunesimo secolo, dall’aria spaurita.

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Lo è stato, prudente, fino a che non gli arrivò addosso il tornado di Aemilia. Bersagliato da mafiosi in carcere e da misteriose informative dei servizi che ne associavano il nome a quello infamante dell’amico delle ‘ndrine, per di più vergognosamente additato per avere sposato una ragazza di Cutro. Anni duri, anni amari.

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Arrivò il Covid, e qui Prudencio svoltò. Grazie a un team di comunicazione il cui costo non è mai stato rivelato, il ragazzo di Masone, perduti definitivamente i capelli ma non le ambizioni, si mise ogni sera davanti al canale Facebook e informò la popolazione che, nel frattempo, aveva scoperto il social media più seguito del globo. Fece bene e molti lo apprezzarono.

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Fare il sindaco, dopo il giornalista, è il mestiere più bello del mondo. La psiche cambia, si adatta, proietta il proprio ego dinanzi a conferme continue, la gente ti riconosce e di solito ti dice bravo. Uscirne è difficile. Più difficile di quanto si possa immaginare. A parte Campioli, la presente ha conosciuto bene tutti i sindaci, da Renzo Bonazzi a Luca Vecchi. Bonazzi passò al Senato, Benassi pure (ma fece tragedia quando il Pci lo silurò dopo undici anni), Fantuzzi era già deputato europeo e fu ben contento di lasciare Reggio Emilia, Delrio finì addirittura per diventare il braccio destro del capo del governo.

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Ma chi si ritrovò priva dello scettro del comando, usato per tredici anni in assoluta impunità, fu Antonella Spaggiari, che con il posto in municipio smarrì anche la ragione. Per cinque anni si autopiazzò a capo della danarosa Fondazione Manodori, cercando di mantenere il potere di prima, e poi non si iscrisse al Pd per ricandidarsi sindaca di opposizione con l’appoggio dell’ex senatore democristiano in odore di massoneria Franco Bonferroni. Risultato: 2,7% e cinque anni da ignorata comprimaria in una sala Tricolore che per tredici era stata il suo regno. Un tecnica di autopunizione psicologica, direbbe il dottore.

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Ora Prudencio guarda al futuro, che probabilmente si è già garantito grazie all’aiuto di qualche maggiorente amico (diremmo Bonaccini). Sa che sarà dura lasciare il Comune. Anche per questo vuole contare nella partita della successione. E a parte l’eventuale scambio con Mammi, i suoi candidati sembrano tutti in difficoltà.

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In questi mesi, gli ultimi, Prudencio è già uscito dal personaggio di sé stesso. La scoperta di Instagram – anche perché non la paga lui – gli ha fatto scoprire il fascino dell’auto-adulazione. Da tempo, ogni giorno, sembra entrato nel panni di Ramses II, il grande faraone egizio. La narrazione dei suoi sconfinati meriti amministrativi non ammette né modestie né serene analisi magari autocritiche. Siamo oltre il maoismo, oltre Mussolini, oltre persino Napoleone. Il nostro Ramses II da Masone rappresenta l’incarnazione della divinità. Si fa fotografare persino su una senz’altro taccolenta e rovente striscia di asfalto per dire che lui, lui sì che mantiene le promesse, comprese quelle che sarà poi qualcun altro dovrà realizzare.

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L’Arena? Merito suo. Le Reggiane riqualificate? Roba sua. Il Pride, le femministe, i musulmani, i ragazzi che vanno a scuola, le zone 30, la tangenziale Nord, la bretella di Rivalta, il mercato coperto… Oddio, no, quello è colpa della piccoletta.

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Tra Gavasseto e Sabbione corre via Fratelli Vecchi. Il nuovo prestigioso centro sportivo che verrà casualmente realizzato a Masone sarà intitolato ai Fratelli Vecchi. Può bastare? Certo che no.

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Per celebrare l’infinita gloria del Ramses II faraone di Masone non bastano le intitolazioni. Ci vuole perlomeno una piramide che ne assicuri la rinascita in buona salute in caso di metempsicosi. Urge una piramide. Avete chiamato Magnani? Avete chiesto a Battini? Ci vuole un’area e un progetto adeguato, magari nel bel mezzo del Campovolo. Tanto il personale per tirare su i pietroni si trova sempre. I ragazzi volontari del Pd sono qui per questo.



Ci sono 2 commenti

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  1. Alby

    Però! Anche il compenso di questo Tommaso Dotti è faraonico. Ma per capire, stiamo davvero parlando di 240.000 euro PUBBLICI per gestire i social del sindaco? Di questo passo ci finiamo noi sull’asfalto taccolento…


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