Quanto ci costano le baby gang

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Noi non sappiamo se esistono domande reazionarie o progressiste.
Anche perché, più propriamente, in genere sono le risposte e non gli interrogativi a qualificare l’agire delle forze politiche.
Di certo c’è, comunque la si guardi, che senza porsi la domanda è difficile che si susciti la risposta cui affidare la possibile soluzione di un qualsiasi problema.

E allora noi, sfiniti ma non per questo vinti elettori di sinistra, chiediamo: ma quanto ci costa, e ci limitiamo ai numeri della nostra città, il fenomeno delle baby gang?
Non ci riferiamo, qui, ai pesanti e difficilmente quantificabili danni derivanti da disagio, insicurezza, ansia, paura e rabbia dei reggiani colpiti dal fenomeno in modo diretto o indiretto.

Parliamo, invece, dei costi economici che gravano sulla comunità, relativi alle operazioni organizzate dalle forze dell’ordine: Polizia di Stato, Polizia Municipale, Carabinieri.
Ai costi sanitari connessi agli interventi a seguito di scontri tra bande rivali o aggressioni a normali cittadini: ambulanze, medici, infermieri e altro personale ospedaliero.
Ai costi relativi al ripristino di un minimo di decoro urbano derivante da bottiglie, vetri rotti, lattine, cartacce abbandonate in giro per le strade di Reggio.
Ai costi collegati alla riparazione o alla sostituzione di beni danneggiati, di proprietà pubblica o privata.
Ai costi delle riunioni e degli incontri dedicati al fenomeno: Prefettura, Questura, Comune e altro ancora.
Tutte persone alle quali vanno la nostra gratitudine e riconoscenza per ciò che fanno.

In ogni caso si tratta di oneri non solo necessari, ma indispensabili a fronteggiare il fenomeno e a mantenere vivibile il nostro centro storico.
E quante attività commerciali registrano difficoltà per la presenza di queste bande, o addirittura sono costrette a chiudere?
E, ancora, di quanto si è svalutato il valore degli immobili presenti nei quartieri maggiormente colpiti?

Non siamo in grado, ovviamente, di fornire nessun tipo di numero né di produrre analisi sociologiche sofisticate nei confronti di una complessità che non riguarda solo la nostra città.
Ci fermiamo, dunque, alla domanda iniziale: quanto ci costano le baby gang?
Quante risorse pubbliche assorbono che potrebbero, altrimenti, essere destinate ad altre iniziative economicamente e socialmente utili?

Lo chiediamo non perché si smetta di contrastare il fenomeno con i mezzi più adeguati, ma perché a volte la dimensione economica, uno dei tanti aspetti di questo fenomeno, può aiutare a calibrare meglio la risposta.
La quale, come detto, di solito arriva a ridosso della domanda che si dovrebbe porre chi ha motivi, opportunità e mezzi per cercare prima e trovare poi la soluzione. (F.D.)



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