In questa estate 2022 le città dell’Emilia-Romagna non sono attanagliate solo dal caldo intenso, ma anche da una minaccia invisibile: l’ozono troposferico, un inquinante secondario che può arrecare importanti danni alla salute delle persone causando irritazioni alle mucose oculari e alle prime vie aeree, tosse, fenomeni broncostruttivi e alterazioni delle funzionalità respiratorie.
Alla data del 20 luglio, infatti, ben 23 delle 34 centraline dell’Arpae (l’agenzia per la protezione ambientale dell’Emilia-Romagna) presenti sul territorio regionale hanno fatto registrare il superamento della soglia massima degli sforamenti annuali di ozono troposferico consentita per legge, fissata al valore obiettivo di 120 µg/m3 sulla media mobile delle 8 ore: uno scenario che non risparmia nessuna delle nove province della regione, da Piacenza a Rimini.

Un deciso peggioramento rispetto agli ultimi due anni, quando alla stessa data di luglio erano soltanto 6 (nel 2020) e 11 (nel 2021) le stazioni di rilevamento dell’Emilia-Romagna già oltre il limite degli sforamenti annuali consentiti.
A lanciare l’allarme è stata Legambiente Emilia-Romagna: “Il quadro che si delinea non può essere preso sottogamba e deve dettare la linea per l’agire politico. L’ozono troposferico è il sintomo di un sistema ancora troppo dipendente dall’uso dei combustibili fossili, a partire da un sistema dei trasporti fondato sulla mobilità individuale in automobile e sul trasporto merci su gomma”.
“Sebbene l’elettrificazione sia un processo fondamentale per mitigare i gravi danni alla salute provocati da questo inquinante, quel che serve è una vera e propria trasformazione culturale che ci accompagni verso l’uscita del mezzo privato tout court“, ha spiegato l’associazione ambientalista: “A questa si deve affiancare un intervento politico coerente che fornisca gli strumenti conoscitivi ed economici per concretizzare la transizione ecologica”.
L’alternanza tra esposizione alle polveri sottili in inverno e all’ozono in estate, secondo Legambiente, “crea un quadro insostenibile per la vita dei cittadini, particolarmente nei luoghi dove si concentrano le emissioni, come le città”. L’Italia, oltretutto, è tra i paesi più inquinati d’Europa: si colloca infatti al secondo posto per i decessi legati all’esposizione all’ozono, con 3.170 morti premature stimate in un solo anno.






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