A quasi sei anni dall’arresto con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nell’operazione anti-ndrangheta “Aemilia”, mercoledì 23 dicembre l’ex consigliere comunale e capogruppo del Popolo della Libertà a Reggio Giuseppe Pagliani è stato assolto nel processo di appello bis “per non aver commesso il fatto”.
Pagliani, difeso dagli avvocati Alessandro Sivelli e Roberto Borgogno, fu arrestato nel 2015 ma fu assolto in primo grado dal giudice per l’udienza preliminare, dopo essersi avvalso del rito abbreviato; dopo il ricorso dell’accusa, fu condannato a quattro anni di reclusione dalla Corte di appello, ma in seguito la Cassazione annullò la sentenza con rinvio, sostenendo che dovevano essere risentiti alcuni testimoni. Il processo di appello bis si è concluso in modo opposto rispetto al primo, con una nuova pronuncia di assoluzione per Pagliani.
Insieme a Giovanni Paolo Bernini, ex assessore comunale del Pdl a Parma, Pagliani era uno dei due politici emiliani di rilievo rimasti coinvolti nella maxi-operazione contro la ‘ndrangheta in Emilia-Romagna. Bernini, inizialmente accusato a sua volta di concorso esterno in associazione mafiosa e poi di voto di scambio politico-mafioso, era stato poi definitivamente prosciolto con la dichiarazione di prescrizione del reato di corruzione elettorale semplice.
La Corte di appello di Bologna ha invece condannato a quattro anni e otto mesi di carcere l’imputato Michele Colacino e ha rideterminato le pene per altri quattro imputati: otto anni e sei mesi a Francesco Frontera, undici anni e otto mesi a Francesco Lamanna, undici anni e sei mesi a Romolo Villirillo e un anno, cinque mesi e dieci giorni a Michael Salwach – per quest’ultimo sono stati infatti esclusi recidiva e continuazione.
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“Finalmente termina con l’ennesima sentenza assolutoria perché il fatto non sussiste il calvario giudiziario di Giuseppe Pagliani, riferimento storico del centrodestra nel comprensorio ceramiche e nell’intera provincia reggiana”, ha commentato la presidente del circolo di Fratelli d’Italia di Scandiano Elena Diacci.
Io da sempre ho sostenuto Giuseppe in questi anni sapendo perfettamente quanto fossero infondate e ridicole le accuse delle quali era vittima. Reputo incredibile il fatto che sia stato violentemente accusato chi da sempre nei nostri territori ha guidato gruppi consiliari di opposizione: emerge un grandissimo fraintendimento, dall’indagine Aemilia è stata esclusa la classe dirigente di sinistra che per decenni ha guidato le amministrazioni locali nella provincia. A Giuseppe, ora come allora, va il mio costante sostegno affinché possa, nei tempi che ritiene opportuni, riprendere la sua passione”.







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