Presentato il report sul Reddito di solidarietà: dal 2017 al 2019 ha coinvolto circa il 2% delle famiglie emiliano-romagnole

Reddito di solidarietà poster ER

Tra il 2017 e il 2019, prima dell’attivazione del reddito di cittadinanza a livello nazionale, in Emilia-Romagna il reddito di solidarietà regionale (Res – collegato alla legge regionale n. 24 del 2016) ha aiutato quasi 23mila nuclei familiari (su circa 40mila domande presentate) grazie a un investimento di quasi 28 milioni di euro. Il Res ha riguardato circa il 2% delle famiglie emiliano-romagnole, due su tre delle quali italiane.

È questa la sintesi del rapporto sullo stato di attuazione delle misure regionali di contrasto alla povertà e di sostegno al reddito presentato martedì 16 febbraio durante una seduta della commissione regionale Politiche per la salute e politiche sociali.

L’Emilia-Romagna è una delle poche regioni, assieme a Friuli-Venezia Giulia e Puglia, in cui già prima del reddito di cittadinanza era prevista una misura specifica di sostegno al reddito per le persone in difficoltà economica. Nel triennio di validità del Res gli indici sul rischio di povertà sono scesi dall’11,8% al 7,6%, mentre quelli relativi al rischio di grave povertà sono passati dal 4,8% al 3,5%.

Per il consigliere della Lega Fabio Bergamini, tuttavia, “questa misura non ha convinto. Molte famiglie bisognose non sono state coinvolte, in particolare italiane, e anche i giovani sono stati penalizzati”. Bergamini ha inoltre rilevato difficoltà ad accedere alla misura per i nuclei con un singolo soggetto, “ad esempio i padri separati”.

“Se vogliamo affrontare seriamente la questione delle nuove povertà dobbiamo mettere al centro il tema del lavoro: dobbiamo parlare di futuro, essere concreti, partendo da uno studio serio dei dati”, ha aggiunto la consigliera Valentina Castaldini (Forza Italia), secondo la quale prima di tutto “occorre capire le cause di queste diseguaglianze”.

Federico Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa) ha parlato invece di “misura utile: questo tipo di misure, come il reddito di cittadinanza, devono essere rinverdite, un supporto non solo socio-assistenziale ma anche rivolto all’inclusione”.

È poi intervenuto il primo firmatario della legge regionale Igor Taruffi (Emilia-Romagna Coraggiosa): “L’obiettivo era quello di dare una risposta ai problemi sociali, con un sostegno economico rivolto alle persone in difficoltà; dovevamo intervenire, i numeri ci dicono che abbiamo fatto bene”. Il consigliere ha poi ribadito la necessità di accostare questi provvedimenti al tema dell’inclusione lavorativa.

La stessa commissione ha poi approvato una risoluzione presentata da Silvia Piccinini (Movimento 5 Stelle), Igor Taruffi e Federico Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa) per sollecitare un intervento della giunta regionale nei confronti di governo e Parlamento per “continuare ad assicurare misure universali e personalizzabili per contrastare la povertà e per favorire l’inclusione lavorativa e sociale”, come ad esempio il reddito di cittadinanza, che ha già coinvolto 1,5 milioni di famiglie italiane, “prevedendo azioni per rafforzarne l’efficacia, anche rispetto al quadro che si è determinato a seguito della pandemia”.



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