“Mercoledì mi hanno notificato un nuovo avviso di garanzia, l’ennesimo, per i seguenti reati: falso ideologico e truffa ai danni dello Stato”. E’ lo stesso sindaco Federico Pizzarotti a renderlo noto via social.
La vicenda verte su due opere liriche messe in scena dal Teatro Regio a Busseto.
Continua il sindaco: “In nove anni di esercizio delle mie funzioni sono stato indagato ben sei volte, ma come era prevedibile, considerata la mia correttezza, quei processi si sono sempre chiusi con archiviazioni o sentenze di assoluzione, senza neppure arrivare a giudizio.
Turbativa d’asta, abuso d’ufficio, ancora abuso d’ufficio, disastro colposo e ora truffa ai danni dello Stato e falso ideologico:
Leggendo questi capi d’accusa pare che non sia un cittadino al servizio della città nella quale sono nato e cresciuto, ma un pericoloso truffatore fuorilegge.
Tuttavia i reati a me contestati non sono mai andati a dibattimento: i giudici, anche d’appello, hanno sempre affermato non sussistessero le gravi accuse ingiustamente attribuitemi.
Cerco di sintetizzare: in quest’ultimo caso vengo accusato di aver truffato lo Stato perché per le rappresentazioni delle opere liriche “I Masnadieri” e “Rigoletto” al Teatro di Busseto dovevano essere, cito testualmente, “impiegati 45 professori d’orchestra”, circostanza che per l’accusa non è “corrispondente al vero”. Ecco questo è quello che farebbe di un sindaco un falsario e truffatore.
E’ ovvio che anche in questo caso ritengo di aver agito pienamente in buona fede, con onestà, trasparenza e negli interessi di #Parma.
Mi difenderò ancora una volta come è doveroso e giusto che sia, confidando nella Giustizia e nelle leggi di questo Stato.
Non posso negare che, stante la trasparenza dei rapporti tra la Fondazione e il Ministero, la notizia di essere indagato mi lascia del tutto incredulo. Tuttavia, proprio per questo, saprò difendermi nella consapevolezza della mia onestà intellettuale e morale peraltro doverose nell’esercizio delle mie funzioni istituzionali al solo fine di tutela del pubblico interesse.
Riflettendo sulle precedenti vicende giudiziarie che mi hanno coinvolto e sono finite nel nulla (quattro da parte della stessa PM che ora mi contesta la truffa), ciò che mi rattrista ancora una volta è osservare che colui che s’impegna per il bene dei cittadini è un facile bersaglio, al contrario, chi ha istruito azioni giudiziarie avventate e infondate impiegando centinaia di migliaia di euro pubblici continui ad esercitare la propria funzione senza mai dover rendere conto degli esiti del proprio operato.
Più precisamente il danno vero, profondo, in vicende come queste è un possibile indebolimento del rapporto di fiducia tra cittadino e istituzioni ed è questo il motivo per cui sono qui a scrivervi.
Fidatevi: non è bello aprire un giornale e leggere di essere un truffatore. Mi difenderò dimostrando ancora una volta nella consapevolezza di aver agito nell’interesse pubblico.







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