Perché il Covid torna a far paura

coronavirus pre triage

La situazione epidemiologica è in rapido peggioramento in mezza Italia. Oggi le più colpite sono la Campania e il Lazio, ma anche le regioni del Nord registrano un consistente aumento dei casi che non promette niente di buono per la stagione autunnale e invernale.

Da noi va meglio che in Francia e in Spagna, ma non è certo un dato consolante. Semmai ci rende più spaventati e preoccupati per un probabile aggravarsi della crisi agevolata dai guai dei nostri vicini europei.

Il numero dei decessi è tuttora e per fortuna lontanissimo dai giorni funesti della prima ondata. Ma a differenza di allora, quando davvero tutti navigavamo a vista, oggi siamo consapevoli di quanto il virus sia autenticamente pericoloso per chiunque, nessuno escluso.

Ad aggravare la percezione di prossimità del contagio hanno certamente inciso i numerosi casi che hanno riguardato leader e vip di varia estrazione. Se il Covid di Briatore ha raccolto soprattutto ironie, il che non è mai bello in questi casi, quelli di Zingaretti, di Berlusconi, perfino di Trump hanno mostrato che il virus non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai potenti della Terra e ai loro corifei, e rischiare la malattia e una morte prematura può davvero toccare a ciascuno di noi.

La sensazione che il virus si sia avvicinato alla nostra quotidianità è confermato dai piccoli ma evidenti segnali di cambiamento delle nostre abitudini. Finita l’estate, dove ci siamo sentiti tutti assai più liberi, con il ritorno a casa, al lavoro, a scuola siamo ripiombati in un contesto di paura diffusa e generalizzata.

Indossiamo più spesso la mascherina, senza più dimenticarla a casa. Abbiamo ridotto le occasioni sociali. Usciamo di meno. Anche in caso di incontri tra famigliari e congiunti iniziamo a studiare l’ipotesi che qualcuno di essi possa essere portatore sano di virus, dunque ci interroghiamo se sia il caso di avvicinarci ad essi o meno. Baci e abbracci vengono riservati a contesti davvero limitati e a pochissime persone. Abolita da tempo la stretta di mano: all’inizio abbiamo faticato a cambiare abitudini, ma oggi il timore di apparire maleducati cancella ogni dubbio, nella certezza che l’altro comprenda la nostra diffidenza e la pratichi a sua volta.

Quanto sia alto il prezzo di questa pandemia lo scopriremo solo vivendo. Le conseguenze psicologiche del lockdown prima e della seconda ondata poi saranno studiate più avanti dagli storici, nell’auspicio che questa situazione non si cronicizzi. Ma siamo già in grado di comprendere che gli effetti nefasti del virus, oltre a quelli fisici e biologici, si fanno sentire oggi soprattutto tra i più piccoli e i giovani.

La pandemia ci ha allontanati, ci ha privati dei baci, degli abbracci, della vicinanza, delle coccole. C’è il rischio di creare una generazione anaffettiva, e comunque deprivata delle esigenze psicoaffettive correlate a questa età.

Dopo una lunga fase di diffidenza sta iniziando a decollare la app Immuni. I sette milioni di italiani che l’hanno scaricata indicano una tendenza protettiva e più responsabile rispetto a qualche mese fa. Alcuni giornali hanno avviato campagne per convincere i cittadini a servirsene. Va detto che Immuni deve migliorare nel servizio a chi viene individuato come potenziale contagiato. Occorre una buona organizzazione e non si può costringere il cittadino a perdere un’intera giornata per fare il tampone. Ma la disponibilità degli italiani a seguire le procedure sanitarie va man mano aumentando. Speriamo che anche questo sia utile ad evitare il peggio.




C'è 1 Commento

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  1. Paolo

    Noi non siamo nati per fare del distanziamento sociale uno stile di vita , vorrebbe dire rinunciare a vivere o in alternativa vivere morendo, personalmente preferirei morire vivendo, che non vuol dire vivere di eccessi, ma neppure di rinunce.
    Purtroppo le cose peggioreranno e acuiranno distanze ed opinioni tra chi ha per aspettativa di vita ideale l’eternità e chi no.


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