Non solo Shoah, a Ferrara il Festival dedicato alle Memorie

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La memoria si fa plurale nella prima edizione del Festival delle Memorie, il progetto ideato da Moni Ovadia in programma dal 25 al 30 gennaio 2022 al Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado”.
Sei giorni di incontri, approfondimenti, spettacoli, concerti, promossi dalla Fondazione del Teatro Comunale e dedicati al ricordo dell’immane tragedia della Shoah, con uno sguardo nuovo e inedito che estende gli orizzonti della riflessione ad altre stragi di massa che hanno segnato la storia recente dell’umanità, da quella degli Armeni ai Tutsi in Ruanda, dai Curdi allo sterminio nazista di Sinti, Rom, omosessuali, accanto a quelli degli Ebrei.
“Un progetto che restituisce dignità, giustizia e vicinanza a tutti coloro i quali sono stati vittime di genocidi, di soprusi e di efferatezze – spiega Moni Ovadia -. La Memoria deve diventare patrimonio collettivo dell’umanità tutta, e il Teatro e la cultura possono farsi portatori di pace e giustizia”.

Affidandosi a testimoni e voci autorevoli del mondo della cultura (scrittori, teologi, storici, musicisti) – tra cui le scrittrici Antonia Arslan e Yolande Mukagasana, lo storico Franco Cardini, e Amedeo Spagnoletto, direttore del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS di Ferrara -, il Festival intende offrire per la prima volta un contributo artistico e culturale alla costruzione di una “memoria universale”, che a partire dal ricordo delle persecuzioni e dello sterminio di 6 milioni di ebrei, al centro del Giorno della Memoria celebrato il 27 gennaio, punti l’attenzione anche sui crimini perpetrati ad altre minoranze.

La messa a fuoco di interrogativi come “perché gli uomini hanno fatto questo ai propri simili?” e “com’è stato possibile permettere a una nazione di mettere in atto un progetto di sterminio?” diventa così spunto per un’indagine di più ampio respiro, nel segno di una rinnovata consapevolezza dei significati e dei valori che il concetto di “memoria” ha sviluppato nel tempo, e che rimane al di là di qualsiasi ideologia e tentativo di ergersi a tribunale.

Una cultura della memoria

Dopo l’istituzione del 27 gennaio (in Italia dal 2000, nel resto del mondo dal 2005) quale data simbolica per ricordare i milioni di vittime della follia nazista che pianificava l’eliminazione della popolazione ebraica dall’Europa, si è accresciuta l’attenzione collettiva rivolta ai tragici avvenimenti della Shoah, nonostante una tendenza delle istituzioni a trascurare altri aspetti di questi crimini terribili, come lo sterminio di Rom e i Sinti in quanto popolo, la distruzione programmata della società polacca, il massacro di milioni di civili slavi, in particolare sovietici, lo sterminio di disabili fisici e psichici, di omosessuali, testimoni di Geova, di emarginati sociali, di antifascisti.

Il progredire della cultura della memoria ha però generato negli anni un allargarsi del terreno di indagine, soprattutto quando altri popoli, che in passato avevano subito stermini delle proporzioni di un genocidio, si sono affacciati al Tribunale internazionale dell’Aja per chiedere giustizia e memoria riconosciuta. L’opinione pubblica ha scoperto che solo limitandosi al secolo breve l’umanità ha conosciuto, oltre alla Shoah, il genocidio della Namibia, del popolo cambogiano, le stragi di massa perpetrate dall’esercito imperiale giapponese in Manciuria e in altre aree asiatiche, i crimini staliniani, le stragi nella ex Iugoslavia, le persecuzioni degli Uiguri, dei Rohingya, degli Sahrawi.

In una città particolarmente sensibile verso la comunità ebraica, il Festival delle Memorie nasce così per dare voce alla volontà di conservare la testimonianza di ogni discriminazione e violenza di stampo raziale, poggiando sull’idea che la memoria della Shoah, nella legittima e sentita celebrazione di un lutto immenso, possa costituire non soltanto un monito per il presente e un indelebile ricordo, ma anche configurare un’intera cultura di rifiuto della violenza e della sopraffazione, verso la pace, l’incontro e il dialogo fra le genti. Una necessità sempre più urgente in un mondo contemporaneo dove salvaguardare ogni diversità.

“Quando si cancella un popolo se ne perde anche il patrimonio di conoscenze e di arte, un impoverimento per tutti – spiega il direttore artistico del Teatro Marcello Corvino -. Per questo nel Festival delle Memorie vogliamo ricordare non soltanto la parte storica relativa al come e perché di questi avvenimenti tragici, ma anche rappresentare queste diverse culture attraverso la loro grandezza artistica e capacità di produrre bellezza, con concerti, spettacoli e film”.

Gli ospiti e il programma

Il programma del Festival si articola in 6 giornate, ciascuna dedicata alla memoria di un popolo con un incontro pomeridiano al Ridotto del Teatro, e uno spettacolo serale nella Sala Teatrale. A curare e introdurre gli incontri, lo storico Franco Cardini.

Si comincia il 25 gennaio, dedicato alla memoria del genocidio degli Armeni: ne parleranno la scrittrice Antonia Arslan e il docente e storico Aldo Ferrari; concluderà la giornata il concerto del musicista Gevorg Dabaghyan, interprete internazionale, con il suo trio, della tradizione musicale armena.

Il 26 gennaio sarà rivolto al popolo curdo, inteso non solo come etnia perseguitata ma anche come “identità negata”, con un incontro a cui parteciperanno Luigi Lucchi, sindaco del comune parmigiano di Berceto, e Yilmaz Orkan, responsabile UIKI-ONLUS – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia. Conclusione in musica con il concerto della cantante e musicista Aynur Doğan, icona culturale dei curdi in Turchia che rilegge la sua musica tradizionale attraverso stili più moderni.

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, è centrato sulla memoria degli Ebrei, e con essi Rom e Sinti, questi ultimi vittime spesso dimenticate: la giornata ha inizio con un momento per gli studenti delle scuole ferraresi, con i saluti del Prefetto di Ferrara Rinaldo Argentieri, del sindaco della città Alan Fabbri, del Rappresentante della Consulta Provinciale degli Studenti, a cui si aggiunge un intervento del prof. Andrea Baravelli dell’Università di Ferrara, e la cerimonia di consegna delle medaglie d’onore agli ex internati dei lager nazisti. Nel pomeriggio, ospiti del Ridotto del Teatro saranno Marina Montesano, docente di Storia medievale all’Università di Messina, e Dijana Pavlović, attrice e attivista per i diritti civili di origini serbe, in dialogo con il presidente della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara Moni Ovadia.
In tema con questa memoria, lo spettacolo di Ovadia Senza confini. Ebrei e Zingari, in replica al mattino e alla sera; un recital di canti, musiche, storie rom, sinti ed ebraiche che mettono in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio.

Il 28 gennaio il discorso si rivolge al genocidio dei Tutsi, nell’incontro a cui partecipano Franco Cardini e Yolande Mukagasana, testimone dell’orrore a cui è sopravvissuta in Ruanda, da lei stessa raccontato nel libro La morte non mi ha voluta. In dialogo con loro, anche Patrizia Paoletti Tangheroni, presidente della Fondazione Teatro Verdi di Pisa. Il racconto del genocidio dei Tutsi verrà poi ripercorso in serata con la proiezione del film Accadde in aprile, il documentario di Raoul Peck che ricostruisce i fatti tragici accaduti in Ruanda nel 1994.

L’approfondimento ritorna sul popolo ebraico il 29 gennaio: in un incontro curato da Fabio Levi, direttore del Centro Internazionale di Studi “Primo Levi”, l’attore e regista Valter Malosti dialogherà con il compositore Carlo Boccadoro e il saggista Domenico Scarpa, con i quali ha collaborato alla realizzazione di Se questo è un uomo, la trasposizione teatrale dell’opera di Primo Levi che andrà in scena in serata, spettacolo che torna nei teatri d’Italia dopo i primi successi del 2019 rievocando il racconto e le riflessioni sulla condizione umana contenute in uno dei libri fondamentali del ‘900. Durante il pomeriggio, l’incontro con Moni Ovadia, il saggista Vittorio Robiati Bendaud e il pittore e scrittore Stefano Levi della Torre.

Il programma della giornata conclusiva, 30 gennaio, prosegue lungo la stessa traccia tematica: al mattino, il progetto coreografico di Jazz Studio Dance La memoria rende liberi, tratto dal libro di Liliana Segre e Enrico Mentana, anticipa la presentazione del libro di Piero Stefani La parola a loro. Dialoghi e testi teatrali su razzismo, deportazioni e Shoah; il teologo sarà accompagnato da Moni Ovadia, Amedeo Spagnoletto (Direttore del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah-MEIS di Ferrara), con letture degli attori Magda Iazzetta e Fabio Mangolini, e la partecipazione dell’Accademia Corale Vittore Veneziani. In serata, la replica dello spettacolo di Valter Malosti Se questo è un uomo.

L’ingresso sarà a pagamento per gli spettacoli serali (esclusa la proiezione del film), e gratuito per tutti gli incontri pomeridiani. In base all’attuale normativa anticovid, l’accesso sarà consentito solo con Green Pass rafforzato e mascherina di tipo Ffp2.

www.teatrocomunaleferrara.it

PROGRAMMA

MARTEDÌ 25 GENNAIO – ARMENI

– ore 17.30 – Sale del Ridotto: conferenza sul genocidio armeno a cura di Franco Cardini con Antonia Arslan e Aldo Ferrari.

– ore 20.30 – Teatro: concerto di Gevorg Dabaghyan.

MERCOLEDÌ 26 GENNAIO – CURDI

– ore 17.30 – Sale del Ridotto: conferenza sul genocidio curdo a cura di Franco Cardini, con Luigi Lucchi e Yilmaz Orkan.

– ore 20.30 – Teatro: concerto della cantante curda Aynur Dogan.

GIOVEDÌ 27 GENNAIO – SINTI, ROM, EBREI

– ore 10.00 – Teatro: saluti del Prefetto Rinaldo Argentieri, del Sindaco Alan Fabbri e del Rappresentante della Consulta Provinciale degli Studenti; intervento del Prof. Andrea Baravelli.

– ore 11.00 – Teatro: spettacolo per le scuole Senza confini. Ebrei e Zingari.

– ore 17.30 – Sale del Ridotto: conferenza a cura di Franco Cardini con Moni Ovadia, Marina Montesano e Dijana Pavlović.

– ore 20.30 – Teatro: spettacolo Senza confini. Ebrei e Zingari.

VENERDÌ 28 GENNAIO – TUTSI

– ore 17.30 – Ridotto: conferenza a cura di Franco Cardini con Yolande Mukagasana (Rwanda), autrice del libro La morte non mi ha voluta, e Patrizia Paoletti Tangheroni.

– ore 20.30 – Ridotto: proiezione del film Accadde in aprile (Raoul Peck, 2005).

SABATO 29 GENNAIO – EBREI

– ore 12.00 – Ridotto: incontro a cura di Fabio Levi (direttore del Centro Studi Internazionale “Primo Levi”) con il regista Valter Malosti, Domenico Scarpa e Carlo Boccadoro.

– ore 18.00 – Ridotto: conferenza a cura di Franco Cardini con Moni Ovadia, Vittorio Robiati Bendaud e Stefano Levi della Torre.

– ore 20.30 – Teatro: Se questo è un uomo, spettacolo di e con Valter Malosti.

DOMENICA 30 GENNAIO – EBREI

– ore 10.15 – Ridotto: La memoria rende liberi, a cura di Jazz Studio Dance

– ore 11.00 – Ridotto: presentazione del libro di Piero Stefani (La parola a loro. Dialoghi e testi teatrali su razzismo, deportazioni e Shoah, Giuntina, 2021), con Moni Ovadia, Amedeo Spagnoletto, letture di Magda Iazzetta e Fabio Mangolini, e la partecipazione dell’Accademia Corale Vittore Veneziani.

– ore 16.00 – Teatro: Se questo è un uomo, spettacolo di e con Valter Malosti.