Nel piano regionale dei rifiuti dell’Emilia-Romagna anche quelli da costruzione e la bonifica dei siti inquinati

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Lunedì 9 maggio è stato presentato alla commissione territorio, ambiente e mobilità della Regione Emilia-Romagna l’avvio del percorso di approvazione del Piano regionale dei rifiuti e delle bonifiche, che è pronto per approdare in giunta. Il documento, molto corposo, introduce due novità: la bonifica dei siti inquinati e il trattamento dei rifiuti da costruzione e demolizione. Tra gli altri punti, invece: le percentuali di rifiuti urbani e speciali da trattare, la raccolta differenziata, la tariffazione puntuale, l’impiantistica, i finanziamenti previsti.

Il piano, definito dopo un lungo iter e che ha visto giungere 341 osservazioni da 51 proponenti, approderà poi in assemblea legislativa per la discussione.

“Il trattamento dei rifiuti da costruzione è inquadrato dalla Regione forse per la prima volta a livello nazionale: l’indirizzo entra nella pianificazione di cave da inerti e pone un vincolo stringente”, ha spiegato l’assessora all’ambiente Irene Priolo.

I rifiuti da costruzione e demolizione incidono sulla produzione totale per il 38%, e solo il 3,23% è costituito da rifiuti pericolosi. La Regione, ha detto l’assessora, “prosegue l’operazione virtuosa con la legge 16 sull’economia circolare, con la massimizzazione del riciclo, la coerenza e l’elenco regionale dei prezzi. Non saranno più autorizzati nuovi impianti di escavazione se viene stimata l’esistenza di materiale inerte riciclato”.

I siti bonificati, inoltre, saranno restituiti a usi legittimi, con la governance di diversi soggetti. “Aggiorneremo l’anagrafe dei siti da bonificare”, ha sottolineato Priolo, “ne resta il 48%”. Per i siti orfani, la Regione ha già avuto 5,3 milioni di euro per sei siti, mentre dal Pnrr sono attesi 27 milioni per 18 siti orfani.

Per  l’assessora regionale all’ambiente “un obiettivo cardine e intoccabile” è il raggiungimento dell’80% di raccolta differenziata entro il 2025. Un punto rispetto al quale sono arrivate molte osservazioni: quelle delle associazioni chiedono di aumentare l’obiettivo fino a quota 90%, mentre i Comuni lamentano le difficoltà di raggiungere la quota richiesta entro quella data.

Così come sarà difficile, sempre per le amministrazioni locali, arrivare entro il 2027 all’obiettivo previsto dalla scenario che indica in 120 kg pro capite la produzione massima di rifiuti urbani: oggi si producono in media 194 kg pro capite. Le associazioni, invece, hanno proposto addirittura di abbassare la soglia a 105 kg, o addirittura a 55 kg pro capite (“fantascienza”, secondo l’assessora).

Per quanto riguarda la produzione di rifiuti speciali, il piano prevede la riduzione dal 17 al 13% degli scarti. La previsione, nello scenario di piano, è quella di un calo di 527.000 tonnellate. “Ci sarà un monitoraggio – ha spiegato l’assessora Priolo – e lo faremo entro il 2025”. Sul fronte della produzione di rifiuti urbani, invece, la stima al 2027 prevede una riduzione di 166.000 tonnellate.

La Regione Emilia-Romagna non prevede più discariche: nel 2020 ce n’erano a Novellara, Carpi, Gaggio Montano, Ravenna e Imola, mentre nel 2027 – secondo lo scenario – ce ne sarà soltanto una, a Finale Emilia, in provincia di Modena. Nello stesso anno ci saranno solo due impianti meccanici, quelli di Parma e di Carpi (in provincia di Modena). Nel 2027 gli impianti al servizio dei termovalorizzatori saranno quelli di Piacenza, Parma, Modena, Granarolo (nel territorio della città metropolitana di Bologna), Ferrara, Forlì e Coriano (in provincia di Rimini). Alcune associazioni hanno chiesto di prevedere un pre-trattamento, dopo la raccolta differenziata e prima dell’incenerimento, ma secondo l’assessora Priolo “è antieconomico, non serve per il recupero energetico della materia e non è coerente con il piano nazionale dei rifiuti”.

Il fabbisogno per cui si autorizzano nuovi impianti per rifiuti speciali sarà relativo solo a quelli prodotti in regione. La stima al 2027 per quanto riguarda i rifiuti urbani è di 624.000 tonnellate, dalla raccolta differenziata 330.000 tonnellate, non avviati al riciclo 10.000 tonnellate, per un fabbisogno totale di 967.000 tonnellate. I rifiuti speciali sono previsti in diminuzione di 725.000 tonnellate. I termovalorizzatori hanno una potenzialità di 1,2 milioni di tonnellate all’anno: la stima del fabbisogno al 2027 è di 280.000 tonnellate.

I gestori hanno chiesto nuovi impianti e la riattivazione di discariche esaurite perché, a loro dire, si rischia di avere una sola discarica nel 2024. Le associazioni, invece, hanno suggerito di chiudere un termovalorizzatore (quello di Piacenza o quello di Forlì) per arrivare a spegnerne cinque entro il 2027. “È impossibile spegnere cinque impianti, altrimenti dovremo realizzare più discariche, che sono molto più inquinanti”, ha replicato l’assessora Priolo.

Per quanto riguarda la tariffa puntuale “è una scelta del piano”, ha spiegato Priolo: “Era previsto che i Comuni ci arrivassero nel 2020” (oggi sono solo 90, cioè il 27%), ma “la tariffa puntuale non azzera la produzione di rifiuti”. Le principali criticità riguardano la montagna, con una bassa raccolta differenziata (e un obiettivo del 67%): “Per la tariffazione puntuale si chiede un modello unico regionale. Stiamo lavorando con Anci e Atersir a un nuovo regolamento regionale, una proposta apprezzata dai Comuni. Più la tariffa è omogenea, più l’istituzione gestisce il confronto con cittadini. Entro l’anno ci sarà il regolamento”.

Replicando alle osservazioni dei consiglieri regionali, l’assessora Priolo ha promesso che “le controdeduzioni dei consiglieri andranno in giunta. Serve il coraggio di assumere un atteggiamento forte verso chi non raggiunge gli obiettivi. La tariffazione puntuale non è stata raggiunta solo per le gare già svolte, ma per scelta di quei territori che hanno una produzione importante e possono spalmare il costo della tariffa anche sulle imprese. I tre focus serviranno per capire perché non sono stati raggiunti gli obiettivi. In Italia c’è la produzione più alta di rifiuti perché le imprese sono assimilate. La giunta ha scelto di accogliere un’osservazione di Confindustria: eliminare dai contributi i Comuni che non arrivano alla tariffa puntuale entro il 2024. Vediamo se anche l’assemblea legislativa sposerà questa scelta”.



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