Nella notte tra giovedì 6 e venerdì 7 maggio si è conclusa la prima fase del collaudo funzionale della cassa di espansione del fiume Panaro, nel Modenese. Le attività, avviate lo scorso 28 aprile, hanno permesso di raggiungere il livello di sei metri e mezzo d’acqua incamerata nell’invaso grazie all’afflusso naturale del fiume: in totale nella cassa sono entrati 3 milioni e 400mila metri cubi d’acqua, una capacità raggiunta il 30 aprile dopo due giorni di apertura.
“Si tratta del livello massimo previsto per la prima prova sperimentale”, ha spiegato l’assessora alla difesa del suolo e alla Protezione civile della Regione Emilia-Romagna Irene Priolo, “a cui faranno seguito altre due fasi via via sempre più impegnative per quantità d’acqua trattenuta, fino all’ultima da oltre 23 milioni di metri cubi. Nella settimana che ci lasciamo alle spalle i tecnici dell’Agenzia interregionale per il fiume Po hanno svolto le attività di ispezione, il monitoraggio piezometrico e le misurazioni di controllo inerenti il manufatto principale”.
Tra il 5 e il 6 maggio la commissione di collaudo dell’opera (formata dall’ingegner Giuseppe Marmo della Direzione nazionale dighe, dalla professoressa Lisa Borgatti dell’Università di Bologna e dal professor Stefano Orlandini dell’Università di Modena e Reggio) ha effettuato un sopralluogo per verificare il corretto svolgimento delle prove; con i dati raccolti la commissione elaborerà una relazione tecnica che sarà fondamentale anche per stabilire i parametri della seconda fase delle prove di invaso.
Dalla mattinata di venerdì 7 maggio sono iniziate le operazioni di svuotamento della cassa. Come previsto, l’acqua viene fatta defluire lentamente, circa 5 centimetri all’ora, fino al ritorno alle condizioni di normalità.
“Esprimo soddisfazione per il positivo andamento dello step d’avvio del collaudo, che si è concluso senza intoppi”, ha chiosato l’assessora Priolo: “A tutti gli operatori impegnati sul campo va un ringraziamento per il prezioso lavoro svolto, reso possibile dal gioco di squadra tra Aipo, Agenzia regionale di Protezione civile ed enti locali”.







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