‘Ndrangheta in Emilia, Brescello capitale della “mala”: chiesti 123 anni di carcere

aula bunker Aemilia

Poco meno di 120 anni di carcere. E’ la richiesta di pena che Beatrice Ronchi, pubblico ministero della Procura antimafia di Bologna, ha chiesto oggi al termine della sua requisitoria per i 16 imputati del processo “Grimilde” contro la ‘ndrangheta di Reggio Emilia. Il procedimento, iniziato a dicembre di due anni fa, ha acceso i riflettori sulle presunte attività illecite della cosca Grande Aracri di Cutro, con riferimento in questo caso ai suoi interessi a Brescello e nella Bassa reggiana.

Nelle 56 udienze celebrate con rito ordinario (altri 48 imputati avevano scelto il rito abbreviato riportando pesanti condanne) sono stati contestati reati come come estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per Francesco Grande Aracri, 68enne fratello dell’ex boss di Cutro Nicolino detto “mano di gomma”, è stata chiesta una condanna a 30 anni.

Per suo figlio minore Paolo, 32 anni ma già a 18 “stabilmente inserito” nella consorteria criminale, la pena richiesta è di 16 anni e sei mesi. Tra le altre condanne proposte quella a nove anni per l’imprenditore reggiano Omar Costi (già condannato nel maxi processo Aemilia) e quelle per Gaetano e Domenico Oppido. Le pene per padre e figlio chieste dalla Procura sono rispettivamente di sette anni e cinque anni e quattro mesi. I due sono accusati di aver ordito una maxi truffa ai danni del ministero delle Infrastrutture, che portò nel 2010 2,2 milioni alle casse del clan. La sentenza di questo processo di primo grado, scaturito da un’inchiesta del giugno del 2019, è attesa entro la fine del mese.

(Dire)



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