A un mese di distanza da quanto accaduto lo scorso 16 maggio a Modena, quando Salim El Koudri, un uomo di 31 anni residente a Ravarino, alla guida della sua auto lanciata a forte velocità investì volontariamente numerosi passanti nel centro storico della città emiliana, il sindaco Massimo Mezzetti ha parlato della vicenda in consiglio comunale.
“L’attentato”, ha spiegato, “ha determinato un prima e un dopo per Modena, perché è inequivocabile: c’è un prima del 16 maggio e un dopo il 16 maggio. La città ha ripreso immediatamente a vivere, a svolgere le sue attività, ma questo non deve far spegnere i riflettori su quanto accaduto e va tenuta viva la memoria a monito della vigilanza che non deve mai abbassarsi rispetto alle insidie che possono presentarsi inaspettatamente come quel terribile pomeriggio. E non deve abbassarsi l’emozione di quelle ore, di quei giorni che ci ha fatto essere vicino ai feriti e ai loro familiari. Hanno bisogno e avranno bisogno del nostro aiuto e del nostro sostegno e spero che la solidarietà nei loro confronti continui a manifestarsi concretamente anche nella raccolta fondi” – che, al momento, è arrivata a poco più di 27.000 euro.
Dopo un excursus sulle condizioni delle persone rimaste ferite quel giorno, Mezzetti ha poi aggiunto che “quanto accaduto ha determinato anche una riflessione, all’interno del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, sulla sicurezza dell’accesso al centro storico che ha portato alla collocazione, dal sabato alle 8 alla domenica alle 22, di dissuasori fissi (i cosiddetti ‘panettoni’, per il momento, che potranno essere implementati con altri strumenti al vaglio) in alcuni punti di via Emilia centro e via Canalchiaro. Il piano, partito proprio questo fine settimana, sarà costantemente monitorato con l’obiettivo di definire una strategia complessiva e strutturale per il presidio degli accessi principali al centro storico”.
“Vorrei anche in questa occasione, e come ho fatto fin dai primi minuti dopo l’attentato, tornare a ringraziare i cittadini che sono intervenuti per bloccare El Koudri”, ha proseguito il sindaco: “Ciò che hanno fatto rimarrà per sempre ad esempio di un senso civico che si è manifestato con coraggio e determinazione e non sarà dimenticato dalle istituzioni. Senza quell’intervento non sappiamo che piega avrebbe preso la fuga di quell’uomo che si era anche armato di un coltello. Aggiungo un particolare ulteriore che mi ha colpito nel rivedere nuovamente i video del bloccaggio, da varie angolazioni. Queste persone, mentre fermano El Koudri impedendogli di muoversi, si preoccupano anche che non sia oggetto di linciaggio da parte di altri e attendono l’intervento delle forze dell’ordine dimostrando ulteriore senso civico”.
“Vorrei ricordare ancora una volta i loro nomi a partire da quello di Luca Signorelli, che è stato il primo a intervenire per bloccare El Koudri, riportando ferite da arma da taglio nella colluttazione. Insieme a lui c’erano il 45enne Fabrizio Giallanza, che ha chiamato i soccorsi, Osama Shalaby, egiziano di 56 anni, e il figlio ventenne Mohamed, che ha fermato l’aggressore insieme al padre e gli altri: Gjovalin Pervataj, quarantenne metalmeccanico di origine albanese, i due bangladesi Hossain Iqbal, artigiano 34enne, e Saku Talukder, di 21 anni, sbarcato dalla Libia a Lampedusa quattro anni fa, e Silvano Ruccolo, 37enne, docente in un istituto superiore di Carpi”.
In chiusura di intervento, Mezzetti è voluto tornare “a svolgere una breve riflessione sul senso della memoria e sul rischio di dimenticare. Ogni persona, coinvolta direttamente o indirettamente con quanto accaduto a Modena lo scorso 16 maggio, metterà in atto le proprie strategie per rielaborare e superare quello che ha visto e ha provato. Ma le istituzioni hanno un dovere diverso e superiore, quello di creare le condizioni perché non si possa dimenticare, mai. Sinceramente non comprendo l’accusa che viene rivolta a questa amministrazione da chi dice che gli eventi svolti nelle settimane successive al 16 maggio, ad esempio il Motor Valley Fest, fossero un tentativo di cancellare quanto accaduto. Non posso capire queste accuse, le ritengo infondate e ingiuste. Modena deve vivere e, allo stesso tempo, come ho detto, non dovrà mai dimenticare. Questa città ha un dovere in più verso l’Italia, proprio perché è stata la prima nella quale è accaduto un attentato di questa natura. Il coraggio e la lucidità dei cittadini che sono intervenuti siano sempre la stella polare di una reazione composta, matura e coesa. La critica è sempre accolta, ma non la ricostruzione artatamente volta a confondere i cittadini per far ritenere che le istituzioni si stiano disinteressando. Non la permetto, per amore della verità, della convivenza e della nostra Modena”.






Non ci sono commenti
Partecipa anche tu