Mercoledì 23 giugno in Emilia-Romagna sciopero generale dei metalmeccanici per la morte del sindacalista Adil Belakhdim

Adil Belakhdim SiCobas

Lo scorso 18 giugno un presidio di protesta per i diritti dei lavoratori della logistica all’ingresso del centro di distribuzione della catena di supermercati Lidl a Biandrate, in provincia di Novara, è finito in tragedia dopo che un camionista, nel tentativo di forzare il blocco, ha travolto e ucciso Adil Belakhdim, 37enne di origini marocchine e coordinatore SiCobas per la provincia di Novara.

Per condannare quanto accaduto, la Fiom-Cgil dell’Emilia-Romagna ha proclamato uno sciopero generale di tutti i metalmeccanici della regione per le due ultime ore del turno di mercoledì 23 giugno, in segno di solidarietà nei confronti della famiglia della vittima e dei colleghi di Belakhdim “e per manifestare il rifiuto dell’imbarbarimento delle relazioni industriali in questo paese”. 
I metalmeccanici scenderanno poi in piazza sabato 26 giugno per una grande manifestazione nazionale congiunta di Cgil, Cisl e Uil organizzata in tre piazze: Bari, Firenze e Torino.

Negli ultimi giorni sono state una ventina le aziende della provincia di Reggio in cui le Rsu Fiom hanno proclamato spontaneamente fermate in sciopero per manifestare la propria solidarietà e la propria indignazione per la morte di Belakhdim. Nel Modenese le Rsu di Dinamic Oil, Caprari, Bosch Nonantola, Bosch Pavullo, Costamp Group, Crown, Salami, T-erre, Emmegi, Federal Mogul, Ferrari Auto, Goldoni-Keestrack, Angelo Pò, Bmd, 2b Box Docce, Centauro, Cms, Cnh stabilimento, CNH S. Matteo, Mec Track, Titan, Tred Carpi, Wam Zadi, Italtractor, Manitou, Maserati Cnc, Pfb, B&N, Annovi e Reverberi, Motovario e Rossi, insieme a colleghi e colleghe di altre di aziende metalmeccaniche della provincia, hanno espresso la loro indignazione attraverso fermate produttive.

“L’omicidio di Novara è solo l’ultimo episodio di una serie che vede i lavoratori vittime ormai non più solo di infortuni sul lavoro, ma anche della violenza nei loro confronti durante le lotte per la difesa di diritti che dovrebbero invece essere protetti e garantiti dallo Stato”, ha commentato la Fiom reggiana puntando il dito sul mondo degli appalti, “che è la dimostrazione che il mercato lasciato a sé stesso, senza vincoli sociali esterni e senza regole, porta a una competizione tale che trasforma le relazioni sociali in una barbarie fatta di soprusi, sfruttamento e violenza contro le persone”.

Sulla stessa linea la Fiom-Cgil di Modena: “Chi lotta per il posto di lavoro e per un lavoro dignitoso ha fatto i conti con le norme vigenti che non aiutano, ma condannano con denunce, anche penali, chi sta davanti a un cancello per rivendicare lavoro e condizioni di lavoro migliori. Le tensioni sociali che ne scaturiscono sono il frutto di norme create per il profitto. Quanto accaduto è un fatto tragico, figlio della “guerra tra poveri”, figlio della competizione per un lavoro che permetta di arrivare a fine mese, figlio della logica del profitto creato attraverso lo sfruttamento”.

Una tragedia che, per la Cgil modenese, “ha come primo responsabile le imprese committenti che abdicano al loro ruolo di responsabilità sociale: non vedono (o non vogliono vedere), non sentono (o non vogliono sentire). Fingono che ciò che accade non le riguardi. Il frutto della destrutturazione del mondo produttivo, a partire da quanto accade nelle imprese che per vincere l’appalto abbassano i prezzi e forniscono ogni tipo di flessibilità, si scarica sulle spalle di lavoratrici e lavoratori. E allora può accadere di tutto, ma il proprietario dei cancelli si sente tranquillo?”.



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