Non solo piccoli formati, che sono al centro del secondo appuntamento con le “Giornate cianotipiche” previsto per domenica prossima (meteo permettendo), ma anche grandi tele, di quasi tre metri, con cui si sta preparando l’allestimento di una delle stanze che a fine ottobre ospiteranno a Correggio la nuova edizione di “Fare Libri”, la kermesse sul libro d’artista ideata da Elisa Pellacani che dopo oltre dieci anni conta per questa nuova mostra della collaborazione del Comune di Correggio e del Collettivo di architetti “Miniature”.
Con Elisa Pellacani e Laura Sassi, Annarita Mantovani e Rita Piccinini stanno lavorando al progetto di una stanza tutta blu, che “non ha più pareti ma alberi” (per citare la famosa canzone), secondo l’idea di uno spazio espositivo che si dipani in diverse stanze in cui entrare, proprio come tra le pagine di un libro, ognuna con un tema e un’ispirazione diversa.

Il prossimo incontro (per il quale sono ancora aperte le iscrizioni, scrivendo a laurasassi647@gmail.com), è previsto (appunto meteo permettendo, visti i giorni di burrasca appenninica) domenica 24 agosto, a Marola (Reggio Emilia), in un cortile in prossimità di boschi e camminate suggestive ma soprattutto immerso nella pace e nella quiete della montagna. Il ritrovo è fissato per le ore 9 della mattina presso il bar “Il riccio”, inaugurato quest’anno nella piazza centrale del paese.
Domenica si tornerà ai formati più piccoli, con varie incursioni tra carte diverse, rilegature, qualche stoffa perché ognuno possa tornare a casa, alla sera, con il suo quaderno e alcune, bellissime immagini. Uniche, di quel colore blu che sa di poesia e di quanto non sempre sia programmabile la meraviglia davanti a quanto la creatività sa produrre.
Le “Giornate cianotipiche” sono una serie di laboratori con la fotografa Laura Sassi e l’editrice e artista Elisa Pellacani che, a differenza di quelli proposti durante l’anno, prevedono l’immersione nel verde e negli spazi aperti per una giornata intera, in vero stile estivo, condividendo con il piccolo gruppo che si forma l’esperienza sia artistica che umana (è previsto anche un pranzo al sacco insieme) di sperimentare l’antica e suggestiva tecnica della cianotipia. Tornata in auge in questi ultimi anni quasi in risposta alla sempre maggior diffusione dell’immagine fotografica efficiente, realistica e soprattutto svincolata dal suo legame al supporto fisico della carta, la cianotipia è di fatto una tecnica pre-fotografica, praticata nell’ottocento con finalità tecnico-scientifiche, e che non produce multipli ma stampe uniche. Veniva impiegata per realizzare erbari e schedature di elementi naturali data la grande precisione di dettaglio che riesce ad ottenere e la relativa semplicità di esecuzione. Infatti, a differenza di altri processi fotografici, la cianotipia non ha bisogno di camera oscura o di acidi di sviluppo e fissaggio, ma si basa sull’unione di due sali, disciolti in acqua, che producono una sostanza sensibile ai raggi UV. Cioè, alla luce del sole. La superficie impregnata di questa soluzione prende colore, quel caratteristico e poeticissimo colore blu da cui, appunto, il nome “ciano-tipia”, quando viene esposta ai raggi solari: ogni oggetto che venga appoggiato sulla superficie prima del bagno di sole lascerà una nitida e definita traccia bianca. Certo, tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo esperienza, pratica e la sensibilità artistica con cui Sassi e Pellacani da diversi anni propongono tra i linguaggi dei loro laboratori quello della cianotipia per “lasciarsi stupire da qualcosa che non avevamo previsto” e produrre immagini che possono poi essere digitalizzate e impiegate nella comunicazione, quindi diventare multiplo. Ma non solo: alcune immagini tratte da negativo o da fotografie riprodotte con questa tecnica mantengono tutti i toni e i dettagli come le originali, ma in un monocromo azzurro-blu davvero particolare, mentre con elementi vegetali e ritagli, sagome e parti testuali si possono fare sperimentazioni compositive che spesso nei laboratori di Sassi e Pellacani vengono poi usate per copertine e pagine di piccoli quaderni e libri cuciti a mano, seguendo la progettualità della “Scuola Itinerante del Libro” che con l’Associazione ILDE propone da una quindicina d’anni il libro come elemento di ricerca creativa diffuso, inclusivo, multidisciplinare e che organizza questi incontri.
Per partecipare agli incontri (un terzo è previsto per domenica 14 settembre) non sono richieste particolari esperienze previe: solo tanta voglia di sperimentare e mettere in gioco la propria creatività, in un incontro molto particolare tra arte e scienza.






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