Manovra, tra Europa e Lega-M5S si tratta

Conte Juncker

Sarà un weekend concitato (l’ennesimo) per il governo italiano: la trattativa con l’Ue sulla manovra, infatti, è serrata, e l’obiettivo di entrambe le parti è quello di chiudere la partita entro lunedì 17 dicembre. Per questo, come ha sottolineato il premier Giuseppe Conte, si lavora “a oltranza, anche nelle ore notturne”.

Le distanze si stanno progressivamente accorciando, anche se la Commissione europea ha fatto sapere che non arretrerà rispetto alla richiesta di rispetto delle regole e il passo che resta da fare è ancora significativo: anche dopo la proposto italiana di tagliare il deficit dal 2,4% al 2,04%, infatti, mancherebbe ancora una limatura dello 0,3% del Pil, secondo fonti qualificate, cioè circa cinque miliardi di euro.

Come se non bastasse, inoltre, è arrivata anche una nuova doccia gelata sulle prospettive economiche del paese, con Bankitalia che ha stimato che quest’anno il Pil nazionale crescerà dello 0,9%, in calo rispetto alle precedenti stime che lo davano all’1,2%.

Il premier Conte, in ogni caso, ha lasciato Bruxelles fiducioso in un accordo che “vogliamo chiudere presto”, consapevole che questa interlocuzione con l’Ue “implica uno sforzo da entrambe le parti” e con la certezza che l’Italia “non merita” un’eventuale procedura di infrazione, “per il senso di responsabilità e serietà con cui questa manovra è stata scritta”.

Ma è una corsa contro il tempo: l’emendamento alla manovra va presentato entro lunedì 17 dicembre, e nella stessa giornata i capi di gabinetto dei commissari Ue decideranno se preparare o meno la procedura di infrazione contro l’Italia, che finirebbe poi sul tavolo del collegio di mercoledì 19 dicembre. La Commissione ha chiesto maggiori dettagli all’Italia anche per chiarire la reale dimensione delle spese in questione, prima di vincolarsi a una cifra definitiva sulla flessibilità che è in grado di concedere.

Resistono inoltre i dubbi sulla qualità delle misure adottate: ritardare l’entrata in vigore di quota 100 e reddito di cittadinanza, infatti, non farebbe che spostare il problema del deficit e del debito italiano da quest’anno al 2020-2021. Rinviare il problema, tuttavia, non è in conflitto con le regole europee, e potrebbe essere la strada che si deciderà di seguire. Parallelamente al negoziato tecnico c’è poi quello politico, che è in mano al presidente Juncker: anche lui dovrà valutare i progressi fatti finora nella trattativa e decidere se la Commissione è disposta a incontrare il governo italiano a metà strada.

A Roma, nel frattempo, la maggioranza non solo dovrà cercare di concludere la trattativa, ma anche superare gli screzi delle ultime ore dopo le parole del sottosegretario alla presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti, secondo il quale il reddito di cittadinanza “piace all’Italia che non ci piace”. Immediata la replica del vicepremier Luigi Di Maio: “A noi l’Italia piace tutta”, ha sottolineato il capo politico del Movimento 5 Stelle. Piccato anche il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli: “Stupiscono le parole di Giorgetti. Dire che chi ha votato M5S è “l’Italia che non ci piace” è un’offesa nei confronti di milioni di cittadini che hanno scelto noi perché siamo da sempre l’unica forza politica innovativa e di cambiamento”.



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