Mai così poche imprese attive in Emilia-Romagna: a fine giugno erano sotto quota 400mila (398.315 per la precisione) quasi tremila in meno (2.911 unità, -0,7%) rispetto al termine dello stesso trimestre dello scorso anno. È quanto emerge dall’analisi di Unioncamere regionale dei dati del Registro imprese delle Camere di commercio, che evidenziano un crollo di iscrizioni ma anche di cessazioni.
La riduzione più ampia è delle imprese del commercio (-1.691), segue quella dell’agricoltura (-1.069), ben più staccate le perdite nella manifattura, nel trasporto e magazzinaggio e nell’alloggio e ristorazione. Il complesso dei servizi contiene la flessione (-0,5%) e dal suo interno giungono gli unici segnali positivi, in particolare dall’immobiliare e dai servizi di supporto alle imprese.
Per ora, spiegano gli analisti, “gli effetti della pandemia appaiono macroscopicamente evidenti solo se si esaminano separatamente i flussi dell’anagrafe delle imprese, ma non ancora nei saldi. Rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, le iscrizioni sono crollate (3.880), ma la caduta delle cessazioni è stata più rilevante (2.737), entrambe fissano un nuovo minimo assoluto. Per questa ragione la nati-mortalità è risultata positiva, ma il saldo si è ulteriormente ridotto”.






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