Il sindaco di Bologna Matteo Lepore, nonostante l’esito della giornata di lunedì, terminata con scontri tra gruppi di manifestanti e forze dell’ordine, difende la scelta di convocare il presidio in piazza Nettuno per Abderrahim Fakir, l’uomo di 42 anni di origine marocchina morto domenica mattina in via Svevo, nel quartiere Pilastro, durante un intervento di contenimento da parte di due agenti della Polizia di Stato.
“Ieri Bologna ha visto due piazze”, spiega il primo cittadino: “Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C’erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo Stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica”.
Yossra Fakir, la nipote del quarantaduenne deceduto, “ha parlato davanti a tutti e ha fatto un discorso molto toccante, che vi consiglio di leggere”, prosegue Lepore: “Con grande commozione, forza e dignità, ha rappresentato il pensiero della sua famiglia, riunita accanto a lei, e ha detto: ‘Noi non siamo qui per chiedere odio. Non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia e rispetto’. Con queste parole ha zittito i cori indiscriminati contro le istituzioni. Così come la famiglia Fakir ha preso le distanze dai violenti di piazza Roosevelt”.
Lunedì sera, poi, “proprio nelle ore in cui qualcuno cercava di speculare sul dolore della famiglia Fakir”, rivela il sindaco, “mi sono recato con loro in Questura per depositare la delega del loro rappresentante legale. Siamo passati insieme tra due ali di poliziotti in tenuta antisommossa e siamo stati accolti dal questore di Bologna. Fuori c’era violenza cieca, ingiustificata, stupida. Dall’altro, c’era una famiglia distrutta dal dolore che varcava quella soglia con compostezza, dignità e fiducia nello Stato di diritto. Il questore di Bologna ci ha dimostrato cosa significa rappresentare le istituzioni con umanità e rispetto. Il loro abbraccio mi ha sinceramente commosso. È un momento che non dimenticherò mai, e li ringrazio per questo”.
“Non ho dubbi”, conclude Lepore, “su quale delle due piazze mi rappresenti. E non ho dubbi su quali emozioni preferisca coltivare. Saranno le autorità competenti a dire cosa è accaduto domenica al Pilastro e a accertare le responsabilità. Penso spetti alle istituzioni stare accanto alle vittime. La storia della nostra città questo mi ha insegnato. Restiamo umani. Facciamolo insieme, ancora una volta”.






Lepore prima lancia il sasso e poi nasconde la mano, sempre così il suo modus operandi, non aspetta che il sangue arrivi al cervello, spara le sue decisioni senza pensare alle eventuali conseguenze, sempre dalla parte sbagliata, x il ferroviere niente, muto, forse era troppo bianco, troppo italiano.
La comunita’ democratica di Bologna non ha niente di meglio da fare che esprimere vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir, personaggio ben noto alle cronache bolognesi per numerosi precedenti detenzione di stupefacenti, traffico di droga, resistenza a pubblico ufficiale , interruzione di pubblico servizio e lesioni personali, a partire da quando ancora era minorenne…..? se questi sono i democratici spero torni presto il tempo di Vlad Tepes!!!