La Lega ha annunciato di aver presentato un emendamento al Decreto infrastrutture in discussione in Parlamento per scongiurare l’entrata in vigore delle misure antinquinamento previste dal decreto 121/2023, che imporrebbero dal prossimo ottobre uno stop alla circolazione delle auto con motore diesel di categoria Euro 5 (quelle immatricolate tra il 2011 e il 2015) in un’ampia fascia oraria dei giorni feriali – dalle 8.30 alle 18.30 – nei territori dei comuni con più di 30.000 abitanti situati in quattro regioni del bacino padano: Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna.
L’emendamento leghista, se dovesse essere approvato, rimanderebbe il provvedimento di un altro anno, posticipando la data ufficiale d’inizio della validità delle misure al 31 ottobre del 2026, ma offrendo allo stesso tempo alle Regioni interessate la possibilità – nel rispetto delle singole autonomie – di anticiparla (o anche, al contrario, di ritardarla ulteriormente).
Nel frattempo, però, l’eventuale posticipo del blocco delle auto con motore diesel Euro 5 dovrà essere accompagnato da misure compensative a tutela dell’ambiente: queste potranno riguardare, per esempio, l’efficientamento energetico degli edifici o l’incremento del verde pubblico.
In caso contrario, qualora l’emendamento leghista non dovesse essere approvato, e non intervenissero altri fattori a cambiare la situazione, lo stop alle auto con motore diesel di categoria Euro 5 entrerebbe in vigore il primo ottobre di quest’anno, e rimarrà valido fino al 15 aprile del 2026. Per chi dovesse violare il blocco, sono previste sanzioni fino a 168 euro, con il rischio di sospensione della patente per un periodo compreso tra 15 e 30 giorni in caso di recidiva nell’arco di due anni dalla prima infrazione. Secondo i dati dell’Aci (Automobile club d’Italia), nella sola Emilia-Romagna sarebbero interessati circa 270.000 veicoli.






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