L’archeologo Macellari: importanti ritrovamenti etruschi nel Reggiano

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L’aula “Giorgio Prodi” del Dipartimento di Storia Culture e Civiltà dell’Università degli Studi di Bologna ha ospitato il XXX Convegno di Studi promosso dall’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici sul tema “Gli Etruschi nella Valle del Po”.

Numerosi e qualificati relatori italiani e stranieri si sono succeduti nelle tre giornate in cui sui è articolato il convegno, presentando interessanti contributi.

L’archeologo Roberto Macellari, socio effettivo della Sezione di Reggio Emilia della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi e già conservatore delle collezioni archeologiche dei Musei Civici di Reggio Emilia ha proposto una puntuale e efficace relazione concernente “Etruschi e altre genti lungo il corso del Po”, con l’ausilio di videoproiezioni.

Durante il primo millennio a.C. (ma con particolare evidenza dalla metà del VII secolo a.C.) attorno al Po si incontrano e si incrociano differenti culture.

Una tomba di rango, femminile, si segnala presso la foce dell’Enza a Brescello, databile attorno al 650 a.C.

Il dott. Macellari ha evidenziato che il manufatto è pertinente ad un’imprenditrice, alla testa di un atelier di ceramisti, cui fa riferimento un punzone in bronzo per decorare il vasellame che fa parte del suo corredo funerario.

La defunta era stata sepolta carica di monili come nel giorno delle sue nozze: i complementi di collana e gli orecchini in ambra rimandano alla realtà culturale dei principi di Verucchio in Romagna e di Novilara nelle Marche. La dama di Brescello era certamente in relazione con chi gestiva i traffici lungo l’asta del grande fiume, facendo base a Brescello dove si immagina esistesse già un porto per il cambio della ciurma dei rematori, come documentato per l’età romana. La sua ricchissima parure, comprendente oltre 150 ornamenti in ambra, risulta opportunamente valorizzata nei nuovi allestimenti delle collezioni archeologiche dei Musei Civici di Reggio Emilia.

Nel V secolo a.C., a Fodico di Poviglio, sempre in rapporto con l’idrovia, fiorisce un abitato che si articolava, oltre che in canalette per il drenaggio delle acque, anche in strutture residenziali, costruite con materiali deperibili ma di dimensioni ragguardevoli. Da una di queste abitazioni provengono ben tre iscrizioni etrusche che restituiscono il medesimo nome di famiglia, Perkalina, evidentemente imprenditori interessati al traffico delle merci lungo il fiume.

Altri ritrovamenti, fra Viadana, Gualtieri e Guastalla, risalenti alla prima metà del IV secolo a.C. sembrano testimoniare la sopravvivenza di una enclave etrusca, che continuava ad importare ceramiche greche e bronzi figurati, essendo in relazione con Mantova, rimasta sede degli ultimi Etruschi del Po, quando ormai l’invasione gallica aveva posto quasi ovunque alla civiltà urbana degli Etruschi padani.

Al Po, vero fulcro di questo sistema, si continuavano a tributare onori divini, per esempio offrendo al Pater Padus armi sia difensive che offensive, in luoghi adatti al passaggio dall’una all’altra sponda.



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