L’appartenenza

Giorgio Gaber

Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto:
ad essere compreso, quanto a comprendere.
ad essere amato, quanto ad amare
Poiché:
Se è: Dando, che si riceve […]

San Francesco di Assisi

 

La ricerca del sé non deve essere una ricerca narcisistica dell’apparire. I social sono un ottimo esempio di ciò che Heidegger definiva il “si”: il “si dice”, “si fa”, il mondo dell’apparenza, il mondo della chiacchiera, il mondo dell’ovvio, di ciò che serve oggi ma domani non serve più e si trasforma in scarto, in immondizia.

È visibile come anche a livello psicologico siamo ingombri di spazzatura: noi siamo una fotografia frattale di ciò che è il nostro mondo.
Il narcisismo estremo visibile on-line è un modo per non andare in profondità, per scansare le domande che la vita ci propone, per scansare le relazioni. Profili con cinquemila follower e persone per strada che neanche si salutano, pur desiderando estremamente di essere confermati, di essere “visti”.
Se continuo a cercare fuori la conferma, il mio interno è ingombro di artifici per attirare l’attenzione e non c’è più spazio per me stesso; più amore ci si aspetta dall’esterno, meno amore si prova per sé stessi.
Possiamo scegliere quindi di fare spazio ed eliminare le cianfrusaglie che servono ad attirare l’attenzione degli altri e far spazio per accogliere gli altri. La preghiera semplice di San Francesco continua con: “è morendo a se stessi che si rinasce a vita eterna”.

A mio modo traduco questa frase pensando che mi fa bene far spazio, dentro me, agli altri, eliminando confini e cortine di filo spinato per accogliere il diverso, perché anch’esso mi appartiene.
C’è una frase di una canzone di Gaber che mi piace molto: “l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”.

L’appartenenza è un sentimento molto forte. E’ stato dimostrato non solo scientificamente, ma anche storicamente che l’uomo, per appartenere, può fare cose turpi: pensiamo al bullismo che avviene in età adolescenziale nelle scuole, oppure a quello che è stato il fenomeno nazista, o ai giorni nostri l’incitare l’odio nei confronti degli stranieri (ma piuttosto oserei dire contro i poveri del mondo) da parte di alcuni capi politici.

L’appartenenza è un sentimento forte perché è legato al nostro istinto di sopravvivenza. L’appartenenza è ciò che ci ha permesso di vivere appena nati, ma anche dentro la pancia della mamma: lei ha fatto spazio dentro di sé per noi. Il dono più grande, che ci ha dato la vita.
Nel momento in cui escludiamo qualcuno abbiamo escluso una parte di noi.




Ci sono 3 commenti

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  1. Nataraja

    a mi mi plas, il to scrit !e se non si capis ! a vol di ; e robi un det Furlan che a mi è stat pasat da Roccasalva G.ex seg fiom che al dis : non si pos mena il mus sule glace


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