Omicron, in 7 giorni raddoppia incidenza casi

Croce Rossa 118 Covid CRI

L’ultima riunione del 2021 della cabina di regia tra Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Regioni/Province autonome ha fatto il punto di fine anno sulla quarta ondata dell’epidemia di nuovo coronavirus, caratterizzata dal rapido avanzamento della variante omicron – ormai dominante in gran parte d’Italia – e da una vera e propria impennata dei contagi.

Il monitoraggio sullo stato della pandemia ha certificato infatti il boom dell’incidenza settimanale dei contagi, che ha fatto registrare l’ennesimo preoccupante incremento, passando da 351 a ben 783 nuovi casi di positività riscontrati ogni centomila abitanti; un valore più che raddoppiato e che per l’ormai nona settimana consecutiva è al di sopra della soglia di attenzione di cinquanta nuovi casi ogni centomila abitanti, quella che secondo il Comitato tecnico-scientifico consentirebbe – se non fosse oltrepassata – il miglior controllo possibile della circolazione del virus grazie a un più efficiente contenimento (identificazione dei casi + tracciamento dei relativi contatti); l’Italia, in questa fase, è però lontanissima dal rientrare in quella soglia, con il trend che da due mesi è in costante salita.

Secondo i numeri del ministero e della Protezione civile, il valore dell’indice di trasmissibilità medio – calcolato sui casi sintomatici – dell’infezione da virus Sars-Cov-2 è a quota 1,18 (range: 1,13 – 1,22), in leggera risalita rispetto all’1,13 della rilevazione precedente; un dato che rimane per la nona settimana consecutiva al di sopra della soglia epidemica (Rt = 1), il valore che separa convenzionalmente una situazione di epidemia in avanzamento (quando Rt è maggiore di 1) da una situazione di epidemia in regressione (quando Rt è inferiore a 1).

Stabile, invece, il cosiddetto “Rt ospedaliero”, ovvero l’indice di trasmissibilità calcolato sui casi di Covid-19 che necessitano di ricovero ospedaliero: un valore rimasto sostanzialmente identico rispetto alla rilevazione precedente, a quota 1,11 (range: 1,07 – 1,13), e anch’esso ancora al di sopra della soglia epidemica.

Altri indicatori in costante e preoccupante crescita sono quelli relativi alla pressione sulle strutture ospedaliere, con diverse regioni e province autonome già in zona gialla (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, provincia autonoma di Bolzano, provincia autonoma di Trento, Liguria, Marche e Calabria, ma alcune di queste a rischio addirittura di zona arancione) e altre che lo saranno all’inizio del nuovo anno, a partire da lunedì 3 gennaio: Lombardia, Piemonte, Lazio e Sicilia. Salva invece, almeno per il momento, la zona bianca dell’Emilia-Romagna.

Il tasso di occupazione nei reparti di terapia intensiva a livello nazionale è salito nuovamente, passando dal 10,7% del 23 dicembre al 12,9% del 30 dicembre, mentre nello stesso lasso di tempo il tasso di occupazione in aree mediche ha fatto registrare un incremento dal prcedente 13,9% all’attuale 17,1%.

Per quanto riguarda la classificazione del rischio epidemico, secondo l’ultima rilevazione disponibile due tra regioni e province autonome sono classificate a rischio alto, una soltanto è ritenuta a rischio basso, mentre sono 18 le regioni e le province autonome considerate a rischio moderato; sette di queste, tuttavia, sono sotto osservazione perché ad alta probabilità di progressione verso uno scenario peggiore. Numerose regioni e province autonome, inoltre, hanno riportato un’allerta di resilienza, mentre due regioni hanno riportato molteplici allerte di resilienza.

Prosegue, nel frattempo, il forte aumento del numero di nuovi casi di Covid-19 non associati a catene di trasmissione (124.707, contro i 62.669 casi del monitoraggio precedente), mentre è diminuita molto (dal 27% al 21%) la percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti. È in aumento, invece, la quota di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (dal 45% al 48%), così come è salita la percentuale (dal 28% al 31%) dei nuovi casi diagnosticati attraverso le attività di screening.



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