Inchiesta “Villa Inferno” sui festini bolognesi a base di sesso e cocaina, l’accusa chiede 11 condanne

Villa Inferno

Si avvia verso le prime sentenze l’inchiesta “Villa Inferno”, l’indagine dei carabinieri e della procura di Bologna che ha messo nel mirino presunti giri di prostituzione e spaccio durante alcuni festini in terra bolognese; sarebbe stata coinvolta anche una ragazza che, all’epoca dei fatti, era minorenne.

Nel febbraio del 2020 era stata proprio la giovane, con la sua denuncia, a far esplodere il caso. Stando alle indagini, durante questi party – organizzati nella villa di Pianoro dell’imprenditore edile Davide Bacci – l’allora diciassettenne sarebbe stata convinta a compiere atti sessuali in cambio di soldi e cocaina.

Delle quindici persone indagate, sono tre le proposte di patteggiamento (con pene fino a due anni, senza sospensione), undici invece le condanne (fino a tre anni e otto mesi di reclusione) chieste dal pubblico ministero Stefano Dambruoso per coloro che hanno scelto il rito abbreviato (procedimento che dà diritto, in caso di condanna, a uno sconto di un terzo della pena prevista per i reati a cui si fa riferimento); un solo imputato, invece, nel caso di rinvio a giudizio affronterà il processo con rito ordinario.

La sentenza del giudice dell’udienza preliminare è prevista per il prossimo 25 gennaio. I reati contestati sono, a vario titolo, quelli di induzione alla prostituzione minorile, spaccio di sostanze stupefacenti, produzione e divulgazione di materiale pedopornografico e tentata truffa aggravata.



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