L’Arpae ha reso noto i primi esiti dei monitoraggi realizzati dopo l’incendio scoppiato venerdì 20 febbraio nello stabilimento di Vezzano sul Crostolo della Chemco, azienda specializzata nella produzione di diverse tipologie di prodotti chimici, prodotti per la sanificazione e resine. Il rogo ha interessato l’intero capannone e ha portato al collasso di una parte della copertura.
Arpae ha escluso “criticità significative”, sottolineando che la presenza degli inquinanti è in rapida diminuzione; è stata però rilevata la presenza di fibre di amianto (crisotilo) nella parte di copertura crollata. I monitoraggi sono proseguiti fino al 24 febbraio: gli ultimi risultati saranno disponibili nei prossimi giorni.
Stando ai valori riscontrati, e considerata la (relativamente) breve durata dell’incendio, circoscritto a un solo capannone, per Arpae gli impatti ambientali possono essere considerati “limitati”, con un rapido miglioramento della situazione, e si possono escludere impatti significativi sulla salute della popolazione circostante. Anche la parte di copertura crollata, risultata contenere amianto, è rimasta contenuta all’interno del perimetro del capannone.
L’esito dei monitoraggi, per il sindaco di Vezzano sul Crostolo Stefano Vescovi, “confermano il quadro rassicurante emerso dai primi rilievi: non si evidenziano criticità significative né per la qualità dell’aria né per le acque, con valori in rapida diminuzione già nelle ore successive allo spegnimento dell’incendio”. Per quanto riguarda la presenza di amianto, “attendiamo gli ulteriori approfondimenti, che saranno svolti con la consueta celerità. Gli elementi attualmente disponibili indicano che il materiale è rimasto confinato all’interno della struttura interessata dall’incendio, limitando così il rischio di dispersione all’esterno. Non appena sarà dissequestrata l’area da parte dell’autorità, provvederemo ad adottare l’ordinanza necessaria per la messa in sicurezza e la bonifica dell’area, affinché il proprietario possa intervenire rapidamente, nel pieno rispetto delle prescrizioni degli enti competenti”.






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