Inaugurato l’846° anno accademico di Unimore: “Puntiamo a un ruolo crescente su scala nazionale e internazionale”

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Giovedì 24 febbraio il magnifico rettore dell’Università di Modena e Reggio Carlo Adolfo Porro ha inaugurato l’846° anno accademico dell’ateneo emiliano. La cerimonia ha permesso di delineare obiettivi e strategie di Unimore per i prossimi anni: “Le avversità di questi anni non ci hanno fatto perdere speranza; anzi, vi è una forte percezione che l’attuale situazione ricca di opportunità potrebbe rappresentare una svolta storica per la nostra istituzione”, ha detto Porro nella sua relazione.

Per il rettore, giunto al terzo anno di mandato, è stata l’occasione per rilanciare le importanti progettualità da poco definite grazie alla recente approvazione del Piano strategico sessennale, il più importante documento programmatico dell’università: “Formazione, ricerca, terza missione, internazionalizzazione, organizzazione, assicurazione qualità, sostenibilità, edilizia, servizi e sport sono gli ambiti chiave attraverso i quali, di fronte a un quadro economico e sociale complesso, aggravato dall’impatto della pandemia, puntiamo ad acquisire un ruolo crescente su scala nazionale e internazionale”.

“Il superamento delle sfide che il piano strategico ci pone dinanzi e la sua effettiva realizzazione saranno possibili solo attraverso la sua disseminazione e il coinvolgimento capillare di tutte le componenti dell’ateneo; solo così potremo porci come esempio di comunità aperta alla conoscenza e allo sviluppo delle persone e della collettività e di tenere così, costantemente, lo sguardo rivolto al futuro. Uno dei primi atti del mio mandato, a segnare l’attenzione al ruolo della componente studentesca, è stata l’istituzione di un tavolo tecnico per i servizi agli studenti, costituito su base paritetica, cui è demandato il compito di avanzare proposte di miglioramento dei servizi e della comunicazione, di potenziamento dei meccanismi di inclusione, di premialità, nonché del senso di appartenenza alla comunità accademica”.

“Il progetto delle Città Universitarie – ha concluso il rettore – rappresenta una parte assai rilevante della nostra visione progettuale in tema di rapporto con il territorio e collaborazione con il tessuto locale. Preme rimarcare quanto la possibilità di fruire di spazi più adeguati per la ricerca, di nuove aule e laboratori didattici e di nuovi spazi assistenziali sia indispensabile per aumentare l’attrattività del nostro ateneo e delle nostre città, per contribuire a migliorare il percorso formativo degli studenti e per far fronte ai bisogni socio-sanitari, anche alla luce dell’emergenza pandemica e del suo pesante impatto”.

La solenne cerimonia, che da sempre scandisce la vita istituzionale dell’ateneo e che per il secondo anno consecutivo è stata organizzata in presenza, seppur con un limitato numero di partecipanti, ha visto anche gli interventi del prorettore della sede di Reggio Giovanni Verzellesi, del prorettore vicario Gianluca Marchi, della delegata per le pari opportunità Tindara Addabbo, della delegata alla sostenibilità Grazia Ghermandi, del presidente della Consulta del personale tecnico-amministrativo Giacomo Guaraldi e del presidente della Conferenza degli studenti Filippo Calandra Buonaura.

È intervenuta con un saluto anche la ministra dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa: “Siamo in un momento molto particolare della nostra storia, abbiamo vissuto quello che non avremmo voluto vivere negli ultimi due anni, ma credo che questo periodo debba oggi servire per una presa di consapevolezza dell’importanza di tutte le attività che ricominceranno a breve”.

Questo, unito a un momento di ripresa dell’Italia sotto diversi punti di vista, per Messa “sta creando un fermento molto positivo nelle nostre università, che sono particolarmente attive, che si sono attrezzate per rispondere al meglio alle chiamate fatte attraverso tante iniziative sia del Ministero dell’università e della ricerca che di altri ministeri”.

“È un fermento positivo – ha sottolineato la ministra – che mi fa pensare che le università sono pronte ad affrontare un’era di rilancio diversa dal passato. Quello che cambia è, prima di tutto, la ripresa in presenza. Sembra poco, ma è una ripresa che si porta l’esperienza di due anni di Dad a periodi alterni. È fondamentale rivedersi, rifrequentarsi, è fondamentale per i nostri studenti poter avere una vita sociale oltre che una vita didattica, ma è fondamentale anche per i professori, i ricercatori. È anche importante tenere presente cosa e quanto la tecnologia possa dare nell’aiutare anche a organizzare aspetti didattici innovativi”.

La ricerca, ha concluso Messa, “deve essere patrimonio di tutti, perché è dalla ricerca che noi possiamo portare innovazione didattica e mantenere i nostri corsi a un altissimo livello. È dalla ricerca che vengono i contenuti, i metodi e l’attrattività dei corsi che noi proponiamo. In questo, l’Università di Modena e Reggio è fortemente attrattiva: mi voglio complimentare con voi sia per la capacità di seguire in modo molto attento le missioni di formazione, ricerca e terza missione, sia per aver costruito un’università che tiene insieme due città diverse in maniera sincrona e inclusiva”.



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