Nel terzo trimestre dell’anno in Emilia-Romagna è risultato positivo, seppur leggermente, il saldo tra le nuove imprese aperte e quelle che nel frattempo hanno terminato l’attività: 862 unità in più, +0,2% rispetto allo stesso periodo del 2024, che portano il totale regionale a quota 432.563 imprese.
A livello nazionale, l’andamento positivo è risultato solo di poco più dinamico (+0,29%). Nelle principali regioni del nord Italia, quelle maggiormente confrontabili con l’Emilia-Romagna, il tasso demografico dichiarato è risultato più elevato di quello emiliano-romagnolo in Lombardia (+0,35%), sostanzialmente in linea in Veneto (+0,22%) e in Toscana (+0,21%), più contenuto invece in Piemonte (+0,14%).
L’analisi arriva da Unioncamere Emilia-Romagna, che ha elaborato i dati sull’andamento della demografia delle imprese riferiti dal Registro delle imprese delle Camere di commercio della regione.
Non c’è spazio per facili entusiasmi, però: tra luglio e settembre, infatti, in Emilia-Romagna le iscrizioni di nuove imprese (4.526) sono leggermente diminuite rispetto allo stesso trimestre dell’anno scorso, avvicinandosi ai livelli minimi del decennio, e il tasso di natalità è sceso all’1,05%. A contribuire al saldo positivo regionale è stato anche l’andamento delle cessazioni, anch’esse in calo rispetto al 2024: al 30 settembre erano 3.664, oltre duecento in meno rispetto alle 3.895 dello stesso trimestre dell’anno precedente; il tasso di mortalità dichiarata è sceso a quota 0,85%.
La tendenza si è confermata negativa per quanto riguarda agricoltura, industria e commercio, mentre è risultata di nuovo positiva nelle costruzioni e più ancora nel complesso dei servizi diversi dal commercio.






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