Il cenone di Natale

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La tradizione del cenone di Natale, Gesù che deve nascere due ore prima… siamo alle prese con i nostri attaccamenti tradizionali.

Nella mia famiglia non si è mai fatta la cena di Natale, mi è capitato una volta da adolescente di andare a messa a mezzanotte e poi assieme a mio papà che cantava nel coro del Duomo di Gemona di andare a mangiare le trippe; esperienza emozionante, perché ero con mio papà e con una tavolata di soli uomini.

Per il resto con i miei familiari ci si incontrava al pranzo di Natale. Ho bei ricordi, di gran belle mangiate e bevute e l’apertura dei regali, la sorpresa di cosa avremmo trovato.

Quest’anno sembra che non ci sarà questa possibilità, sembra che questa tradizione sarà tradita.

Tradizione, Traduzione, Tradimento sono termini che hanno una radice ed un senso in comune, riconducibile al concetto di attraversamento e ciò non è un caso. Questa peculiarità mi fu fatta notare dal prof. di tesi Luca

Illetterati, che insegna filosofia teoretica all’Università di Padova. Quando andai a chiedergli se potevo continuare i miei studi con un dottorato, mi disse: “Sa, io non la vedrei a sacrificarsi in ricerche certosine all’Università, le racconto cosa mi accadde quando lei mi chiese di fare la tesi con me: guardavo la notte tardi la televisione e comparve lei in una intervista, rispondeva a domande sui giovani il sesso ed internet, all’inizio sembrava poco convinto, poi iniziò a fissare l’obiettivo e sembrava bucasse lo schermo…
La vedrei bene nel mondo dello spettacolo…” Uscii dallo studio, non sapevo se mi stesse scaricando o mi stesse facendo un complimento.

Leggendo un suo libro compresi che ogni traduzione è un attraversamento, un tradimento dell’originale, infatti Benedetto Croce diceva che le belle sono infedeli, le brutte fedeli, riferendosi alle traduzioni.

Perché questo? Perché le traduzioni infedeli acquisiscono elementi nuovi per poter sopravvivere ed in ciò tradiscono l’originale, se invece eseguiamo una traduzione letterale tante volte non è possibile rendere il senso dell’originale.

Del resto il Giudaismo per poter sopravvivere prima si è ellenizzato, per poi romanizzarsi con riti pagani; i santi presenti nella tradizione ne sono l’espressione per esempio.

Il confine fra Dionisiaco ed Apollineo non è così netto, come il passaggio dal giorno alla notte e dalla notte al giorno è sempre sfumato e in entrambi i fenomeni atmosferici possiamo trovare in ognuno gli elementi dell’altro, un gioco di luce e tenebra.

Del resto la vita per poter affermarsi deve continuamente adattarsi al cambiamento per non mettere in pericolo la sua sussistenza.

La stessa cosa accade per la tradizione, se non è in grado di adattarsi e quindi tradirsi, soccombe: la morte giunge nel momento in cui non siamo più in grado di rigenerarci, di tradurci, di tradirci.

Le civiltà che non sono state in grado di assorbire l’altro, lo straniero, sono quelle che sono scomparse.

L’assenza dell’altro mette in pericolo la vita, un esempio è ciò che accade nella depressione anaclitica, è un tipo di depressione che colpisce i neonati che non hanno avuto cure, accudimento alla nascita. Spitz, uno psichiatra del ‘900, scoprì che alcuni ce la facevano e ne scoprì anche il motivo: erano stati accuditi da qualche infermiera o chi nell’ospedale si prendeva cura di loro; questo sta a significare che se l’altro non si prende cura di noi, non siamo in grado di aprirci alla vita.

Non è un caso che ci siano molti stranieri che giungono qui in occidente, gli stranieri che giungono nella nostra tradizione sono un interrogativo per la nostra tradizione, un interrogativo che se non accolto decreterà la fine della nostra civiltà.

Se saremo in grado di far transitare gli stranieri nella nostra cultura e quindi tramandare la tradizione saremo in grado di mantenerla viva.

Se imbalsamiamo la tradizione e la lasciamo sterile diventerà salma, bella a vedersi ma cadaverica, possiamo aggiungere tutti gli oli essenziali per non sentire l’olezzo, ma di rigor mortis sempre si tratterà.

Il Natale potrà rimanere vivo se saremo in grado di accogliere il suo tradimento ovvero la sua traduzione.

Il Natale rimarrà vivo se saremo in grado di tagliare i rami secchi dell’albero così che possa continuare la tradizione, i cenoni sono una distorsione attraverso l’ingozzamento.

Possiamo portarci all’essenzialità e fare un’esperienza intima come l’inverno che sveste gli alberi e magari chiederci di nuovo il senso del Natale oggi.

 

 




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