I cialtroni anonimi

Giulio Cesare Bonazzi

Ho letto sulla stampa che in Tribunale, precisamente all’interno di un ascensore (quello vicino all’uscita, meno visibile e meno utilizzato dell’altro posto all’ingresso) sono stati attaccati con lo scotch dei fogli con delle scritte, a pennarello, contro un Giudice che sembrerebbe coinvolto nel caso “Palamara”.

Il Giudice viene equiparato a quest’ultimo, invitato a dimettersi e a vergognarsi.

Non mi interessa e non voglio esprimere giudizi – anche perché non sono in grado di farlo – su quello che fa o avrebbe fatto il Giudice.

L’organo di disciplina ed eventualmente la Giustizia faranno il loro corso.

Voglio invece spendere due parole su chi ha pensato bene di scrivere e di appiccicare nell’ascensore i fogli con i messaggi di cui si è detto.

Un cialtrone. Un codardo. Un vigliacco. Uno sfigato.

Che non ha il coraggio di dire – al Giudice – ciò che pensa di lui.

Ciò che vorrebbe da lui.

Che, casomai, fino a ieri, ha ossequiato – prono e deferente – nella sua stanza.

Che si nasconde.

Come tutti quelli che, sul web, dietro l’anonimato, insultano, diffamano, aggrediscono, falsificano, suscitando disprezzo, rancore, astio, razzismo.

Gli odiatori di professione.

Che martellano la tastiera senza il coraggio di fare il proprio nome.

Voglio concludere con un consiglio all’anonimo scribacchino.

Non fare come Don Abbondio.

Per una volta, datti coraggio.

Prendi l’ascensore e vai al secondo piano nella stanza del Giudice.

E digli ciò che pensi di lui.

Guardandolo negli occhi.

Ti sentirai finalmente liberato da un peso e Ti sembrerà di essere un altro.

E Ti sentirai a posto con te stesso.

Ma so già che non raccoglierai l’invito.

Perché quelli come Te preferiscono navigare sotto traccia.

In un mare di m….




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