Giovannino Guareschi, “Don Camillo”

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Ai personaggi di don Camillo e di Peppone, creati da Giovannino Guareschi, non si possono non collegare le facce di Fernandel, che spunta dalla tonaca del sanguigno prete, e di Gino Cervi, nei panni del tetragono compagno, sindaco e segretario del Partito comunista, in giro per Brescello, il set scelto per la versione cinematografica dei racconti dello scrittore parmigiano.

Nonostante Guareschi fosse bollato dalla critica letteraria e dalla sinistra quale reazionario e qualunquista direttore del “Candido”, i suoi racconti “sur(neo)realisti” sono fotografie, se si vuole un poco ritoccate, di un’Italia particolare qual era l’Emilia – e la Bassa nello specifico – uscita dalla guerra e dalla Resistenza profondamente segnata dalla violenza fascista e da certi delitti commessi, in sovrammercato, dai “rossi”.

Un’Emilia antifascista, quella di Guareschi – uno dei tanti militari italiani prigionieri dei tedeschi dopo l’8 settembre 1943 – divisa al suo interno fra rossi e bianchi, eppure per tanti versi simili, ben sintetizzata nella versione nazionalpopolare, a filigrana un po’ grossolana se si vuole ma non troppo lontana dalla realtà, nei personaggi di don Camillo e Peppone.

Racconti di un “mondo piccolo”, quelli del 1945-47 comparsi sul “Candido”, che riflettevano il dibattito politico e culturale in corso nell’Italia del dopoguerra. Un solo esempio per tutti. In “La bomba” si parla del famoso articolo 7 della Costituzione, in cui vennero recepiti nella Carta fondante della Repubblica i Patti Lateranensi del 1929 tra il Vaticano e lo Stato fascista.

Guareschi fa dire a Peppone, quando è ancora in corso il dibattito all’Assemblea costituente: «Noi vogliamo che il giorno in cui sarà bocciato l’articolo sia di gioia per tutti… quindi parteciperà ai festeggiamenti anche il nostro reverendissimo arciprete». Le cose, si sa, andarono diversamente.

Nella lettera che Don Camillo avrebbe voluto spedire a Peppone e che il Cristo parlante – la coscienza delle stesso Guareschi – gli fa bruciare c’era scritto: «Se, adesso che i “rossi” dell’estrema sinistra avevano approvato all’unanimità l’articolo 7, il compagno Peppone desiderasse nominare un consiglio di gestione per la chiesa, allo scopo di amministrare i peccati della parrocchia e di stabilire, di comune accordo col titolare don Camillo, le penitenze da assegnare di volta in volta ai peccatori. Che lui, don Camillo, era pronto ad ascoltare ogni sua richiesta e sarebbe stato felicissimo se il compagno Peppone o il compagno Brusco avessero acconsentito a tenere prediche ai fedeli in occasione della Santa Pasqua. Egli, don Camillo, per ricambiare la cortesia, avrebbe spiegato ai compagni il segreto e profondo senso religioso delle teorie marxiste».

Ironia non tanto peregrina, perché entrambe le Chiese, tanto quella di Roma quanto quella di Mosca, promettevano un regno dei cieli, seppure uno trascendente e l’altro immanente. Una convivenza negata politicamente tra il crocifisso e la falce e il martello, ma antropologicamente attiva. L’Emilia era anche questo.

Scriveva Gianetto Patacini, che fu partigiano e segretario del PCI reggiano dal 1969 al 1973: «Il PCI non è il paradiso in terra; è soltanto una verità politica e culturale che, nel nome dell’umano, cammina fra i guasti e gli inferni della storia umana».

Peppone, per tornare a Guareschi, dopo aver spiegato ai compagni riuniti in assemblea che l’approvazione dell’articolo 7 serviva a mantenere la pace religiosa e a non offrire pretesti ai reazionari che accusavano il partito (“noi cattivoni”, come dice il sindaco) di voler “mandare ramingo per il mondo” il vecchio papa, Peppone conclude: «Terzo perché il fine giustifica i mezzi come dico io che non sono uno stupido, il quale affermo (sic) che, per arrivare al potere, tutto fa brodo. E quando saremo al potere, i reazionari clericali dell’articolo 7 sentiranno il sapore dell’articolo 8”». Che recita: «Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano…».

 

Giovanni Guareschi, “Don Camillo”, Rizzoli, Milano 2017, 13 euro.

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

 

Colonna sonora:

Francesco De Gregori, Rimmel

CCCP, Emilia Paranoica

Led Zeppelin, Good Times Bad Times

The Dream Syndicate, The Medicine Show

Foals, Spanish Sahara

I nostri voti


Stile narrativo
7
Tematica
7
Potenzialità di mercato
7




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