Scrive in una nota il presidente dell’Anpi di Reggio Emilia, Ermete Fiaccadori: “Il Tribunale Penale di Ravenna, in persona del giudice Antonella Guidomei, ha condannato il giornalista e scrittore Gianfranco Stella accusato di diffamazione a mezzo stampa per quanto scritto nei confronti di Amleto Paderni definito uno dei killer del dottore Luigi De Buoi vittima di un omicidio avvenuto nel maggio del 1945.
La querela era stata avanzata dai familiari di Amleto Paderni nel gennaio 2019 quando avevano appreso del contenuto del libro “Compagno Mitra” motivando la loro scelta dalla sentenza di appello del tribunale di Bologna che, nel 1957, aveva assolto Paderni “per non aver commesso il fatto”.

Nella seduta di questa mattina il giudice ha preso atto della chiusura del procedimento visto che le arringhe della PM Marilù Gattelli, dell’avvocato difensore Luca Tadolini e dell’avvocato di parte civile Ernesto D’Andrea erano state svolte nella seduta precedente e che la PM non ha ritenuto necessario un ulteriore approfondimento.
Poco dopo il giudice Antonella Guidomei ha pronunciato la sentenza di condanna di Gianfranco Stella con il seguente dispositivo:
Multa di € 10.000.
Condanna alle spese processuali, che saranno definite dal Ministero della Giustizia;
Condanna alle spese legali di € 7.612.
Riconoscimento di una provvisionale immediatamente esecutiva di € 5.000 a favore della famiglia Paderni.
Quantificazione precisa dei danni in sede civile.
Pena non sospesa.
Il giudice si è riservato di depositare le motivazioni della sentenza nei prossimi 40 giorni.
I famigliari hanno espresso una sentita soddisfazione per aver visto il riconoscimento delle ragioni della denuncia.
Con questa sentenza, commenta l’Anpi, che fa seguito ad altre di analogo contenuto, come quella di Nemesio Crotti “Iside”, viene smentito il preteso e sbandierato metodo scientifico che gli avrebbe permesso di giungere alla verità storica. Non a caso l’autore aveva messo come sottotitolo del libro “saggio storico sulle atrocità partigiane”
L’ANPI reggiana esprime la soddisfazione per aver visto accolte le ragioni dell’accusa di diffamazione di un libro che aveva la pretesa di riscrivere la storia senza avere una adeguata documentazione e le necessarie prove”.






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