Fare i conti con la Cina

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Abbiamo tanto di che pensare per noi stessi da non avere tempo per occuparci degli altri. Non potrebbe che essere così, dopo i mesi terribili che abbiamo alle spalle e alle prese con preoccupazioni di ogni tipo – economiche, professionali, familiari.

Eppure, se vogliamo tornare a una parvenza di normalità, e intendiamo partecipare con lo spirito adeguato ai giochi del mondo, non possiamo ignorare quel che accade lontano da noi. Perché quel che accade e che pare lontano, tanto lontano non è.

Guardiamo Hong Kong. La leggendaria colonia britannica rientrata a far parte della Repubblica popolare cinese nel 1997 sta scoprendo cosa significhi vivere sotto il tallone del regime di Pechino. Il tritacarne di Xi Jin Ping lascia dietro di sé le libertà individuali e abbatte un modello di democrazia che si basa su valori occidentali.
La città-stato cerca di ribellarsi, ma non ci sono vie d’uscita. La Cina sa aspettare, è consapevole della propria forza economica e geopolitica, il piano inclinato della Storia muove a suo favore. Nel resto del mondo l’influenza cinese viene accolta con grande cordialità, specie in momenti di crisi come questo.

Ma ci rendiamo conto di cosa significhi assorbire lo stile di vita dell’Impero di Mezzo? Saremo pronti, di qui a pochi decenni, a riconoscere senza obiezioni un sistema che nega il libero pensiero, la libera opinione, la democrazia liberale – e che tiene in modesta considerazione il valore della vita stessa?

Il nodo, prima o poi, verrà al pettine. La politica avvolgente dell’impero comunista-capitalista ha come inevitabile avversario la cultura liberale dell’Occidente. Con essa è destinata a scontrarsi. La guerra per l’egemonia planetaria è già iniziata, seppure al momento si giochi solo sul terreno della geopolitica e della geoeconomia. Siamo in grado di comprenderlo? Siamo almeno capaci di assumerlo con certezza e di orientare le nostre vite a una maggiore consapevolezza? Al momento si direbbe di no. E laddove arrivasse un sì potrebbe essere già troppo tardi.




C'è 1 Commento

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  1. paolo

    Ho avuto a che fare con dei ragazzi Cinesi per la prima volta nel ventesimo secolo, avevano preso in locazione un locale adiacente a una mia proprietà…. sempre sorridenti sempre gentili, ma dopo un paio d’anni non avevo ancora capito cosa facessero lì dentro, il mio affittuario ancora meno, lavoravano qui ,ma utilizzavano probabilmente l’orario Cinese… sempre cortesi sempre sorridenti quando gli chiedevi qualcosa… però facevano quello che pareva a loro… sono passati più di vent’anni …probabilmente non è più così…o no?


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