Emilia senz’acqua, il Po ai minimi

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L’Emilia-Romagna entra nel cuore di agosto con una crisi idrica che non riguarda più soltanto l’agricoltura. Il Po è in forte sofferenza, i corsi d’acqua regionali risentono delle alte temperature e delle scarse precipitazioni efficaci, mentre aumenta la pressione sulle riserve disponibili.

L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di bacino del Po ha confermato il livello di severità idrica alta. I numeri descrivono una situazione critica soprattutto lungo l’asta emiliana del Grande Fiume.

A Piacenza la portata è scesa a 177 metri cubi al secondo, contro una media storica di 497. A Boretto, nel Reggiano, si registrano 209 metri cubi al secondo contro i 581 della media. Più a valle, a Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il Po viaggia a 246 metri cubi al secondo, poco più di un terzo dei 709 della media storica e molto al di sotto della soglia critica di 450.

A Boretto il livello ha raggiunto i 4,33 metri sotto lo zero idrometrico. Le grandi distese di sabbia hanno occupato parti del letto del fiume e la navigazione è diventata difficile anche per le imbarcazioni di dimensioni ridotte.

Il problema non nasce soltanto dalla mancanza di pioggia. Luglio ha portato in Emilia-Romagna temporali anche intensi e accumuli localmente nella media o superiori. Ma si è trattato di fenomeni concentrati nello spazio e nel tempo, incapaci di ricostituire le riserve. Le temperature sono rimaste sopra la norma per settimane, aumentando evaporazione, fabbisogno delle colture e domanda d’acqua.

La situazione del Po risente inoltre della crisi dell’intero bacino. I grandi laghi alpini che alimentano il sistema sono ai minimi. Il Lago Maggiore è al 5,3 per cento di riempimento, Como al 5,9 e Iseo al 5 per cento. Soltanto il Garda mantiene una disponibilità vicina alla normalità. Meno acqua a monte significa meno acqua lungo tutta la pianura padana.

Anche i fiumi emiliani sono sottoposti a una pressione crescente. La combinazione tra caldo persistente, elevata evaporazione e richiesta irrigua mette sotto stress soprattutto i bacini appenninici, privi delle grandi riserve naturali che alimentano il Po.

È l’agricoltura il settore esposto per primo. Mais, pomodoro, frutteti, ortaggi e colture specializzate hanno bisogno di acqua proprio nelle settimane in cui la disponibilità diminuisce. Il sistema dei consorzi di bonifica e del Canale emiliano-romagnolo diventa decisivo per sostenere le campagne della pianura.

Nel Delta si aggiunge un altro problema. La portata ridotta del Po consente all’acqua dell’Adriatico di risalire lungo i rami del fiume. Il cuneo salino ha superato i 20-25 chilometri, compromettendo in alcune aree la possibilità di utilizzare l’acqua per l’irrigazione e mettendo sotto pressione gli ecosistemi.

Il quadro idrico si intreccia con un’estate eccezionalmente calda. L’Emilia-Romagna ha attraversato la quarta ondata di calore della stagione, con temperature arrivate vicino ai 40 gradi in pianura e minime notturne che in diverse aree non sono scese sotto i 24-25 gradi.

È questa la fotografia della crisi climatica in Emilia-Romagna nell’estate 2026: non soltanto temperature elevate, ma un sistema idrico sempre più vulnerabile. Periodi lunghi di siccità vengono interrotti da precipitazioni violente e concentrate, capaci di provocare allagamenti ma molto meno efficaci nel ricostituire falde, invasi e portate dei fiumi.

Dopo le grandi alluvioni degli ultimi anni, l’Emilia-Romagna si ritrova alle prese con l’altra faccia dello stesso problema: troppa acqua in poche ore, troppo poca per settimane e mesi. Il Po ridotto a una distesa di sabbia ne è oggi l’immagine più evidente.



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