Schlein: “La nostra parte”

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7.3

«Del resto la storia stessa, dell’Europa e del mondo, ci insegna che la società più sicura è proprio quella più inclusiva, che non lascia spazio alla marginalizzazione, quella che si cura di non lasciare indietro nessuno».

È questo il senso che percorre tutto il libro di Elly Schlein, La nostra parte. Per la giustizia sociale e ambientale, insieme, ex eurodeputata prima nel Pd poi con Possibile, e attualmente vice presidente della Regione Emilia Romagna, con delega al Welfare e al Patto per il Clima, eletta nel 2020 nelle liste di Emilia Romagna Coraggiosa.

Scorrendo le dense pagine del libro – un vero e proprio programma politico per la sinistra (che verrà?) – quello che salta agli occhi è lo sforzo dell’autrice di essere “utopisticamente pragmatica” dove al come “dovrebbe essere” associa i passi positivi che sono stati comunque compiuti tanto in Europa quanto in Italia, e in particolare in Emilia Romagna, per costruire un futuro migliore. E le forze sui cui far leva, ossia una sinistra intersezionale (KW Crenshaw) e femminista, capace di costruire una rete «trasversale con tutti coloro che la pensano allo stesso modo, per costruire un nuovo campo ecologista, progressista e femminista insieme, in cui ricominciare a sentirci rappresentati».


Consapevole che solo l’intreccio virtuoso fra contrasto alle diseguaglianze e transizione ecologica, in cui il ruolo del Pubblico è fondamentale, potrà far fare un salto di qualità alla società-mondo ancora troppo divisa fra paesi ricchi e paesi poveri. Un mondo sì globalizzato in cui i flussi di capitali hanno, però, una sola direzione. Alla libertà di movimento dei capitali finanziari e delle merci non vi corrisponde un’altrettanta libertà di movimento delle persone.

Il trattato di Dublino, ad esempio, che regola i flussi migratori in Europa, scarica tutto il peso dell’arrivo dei migranti (oceanico solo nella propaganda dei partiti populisti di destra), sui Paesi di prima accoglienza, la cui conseguenza – semplifico per necessità – sono le politiche di respingimento che costringono uomini e donne a mettersi nelle mani dei trafficanti e/o di trovarsi rinchiusi in campi di “accoglienza” (eufemismo) disumani come succede nelle isole greche al confine con la Turchia o in Libia.
Una recensione paga lo scotto dello schematismo, ma non possiamo sottrarci dal sottolineare la schiettezza dell’autrice che non nasconde la frammentarietà in cui si trova la sinistra troppo spesso percorsa da sterili personalismi; non teme di parlare (in Italia) di cogestione nelle aziende (in Emilia Romagna vi sono esperienze in tal senso); di sostenere e diffondere il workers buyout «ovvero quel modello in cui i lavoratori, in caso di crisi aziendali, possono acquisire l’impresa diventandone proprietari, spesso in forma cooperativa».

Parafrasando Carlo Marx, e con l’aiuto di Antonio Gramsci, speriamo di essere al punto in cui l’umanità provata da due anni di pandemia (e gli europei con la guerra in casa), abbia maturato le condizioni culturali (superstruttura) per modificare i rapporti di produzione (struttura), ossia che siamo al punto in cui la transizione ecologica unita all’abbattimento delle diseguaglianze siano le risposta coerenti con i problemi sorti nel seno della società. Sarà matura per risolverli?

(Elly Schlein, La nostra parte. Per la giustizia sociale e ambientale, insieme, Mondadori, Milano 2022, pp. 201, 18,50 euro. Recensione di Glauco Bertani)

(Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia)

COLONNA SONORA

NEIL YOUNG, Revolution Blues

BIG THIEF, Spud Infinity

THE RAMONES, What A Wonderful World

SONIC YOUTH, Teenage Riot

TERESA DE SIO, Marzo

I nostri voti


Stile narrativo
7
Tematica
8
Potenzialità di mercato
7




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