In Emilia-Romagna sarà prorogata per almeno altri sei mesi – dunque fino alla fine del 2022 – l’attività delle Usca, le unità speciali di continuità assistenziale nate durante la prima fase dell’emergenza sanitaria Covid-19 per garantire le cure e l’assistenza a domicilio alle persone contagiate dal virus Sars-CoV-2 che non necessitavano di cure ospedaliere.
Lo ha stabilito l’assessorato regionale alle politiche per la salute con una circolare inviata a tutte le aziende sanitarie territoriali. Le Usca, attive sull’intero territorio regionale, hanno operato fin dall’inizio della pandemia in stretta collaborazione con i medici di base e con i pediatri di libera scelta; finora hanno garantito oltre 520.000 prestazioni sanitarie tra visite domiciliari (25%), triage telefonici (39%), visite nelle case residenza per anziani (8%), somministrazioni di terapie (3%) e altre prestazioni.
L’Emilia-Romagna, ha spiegato l’assessore regionale Raffaele Donini, “è stata tra le prime ad attivare le Usca, équipe di professionisti (ai quali va il nostro ringraziamento) che hanno avuto in questi due anni un ruolo prezioso andando casa per casa per fornire assistenza ai malati. Una modalità di intervento che può essere ancora utile in questa fase in cui il virus rialza la testa e che bene si innesta sull’idea di sanità territoriale che abbiamo in mente per il futuro. Un modello che punta a fare del domicilio il primo luogo di cura e assistenza ai malati”.
Donini, nel fare il punto della situazione sul recente aumento dei contagi registrato sul territorio dell’Emilia-Romagna, ha invitato le persone a indossare di nuovo la mascherina, soprattutto nei luoghi chiusi: “La circolazione del virus è molto consistente e forse ci aspettano altre due o tre settimane in cui vedremo numeri importanti. Le mascherine servono soprattutto negli ambienti chiusi: credo che non occorra nemmeno un decreto perché i cittadini, in particolare quelli più vulnerabili ed esposti, comprendano che è un modo per proteggersi”.
L’impatto di questa nuova ondata sulle ospedalizzazioni è ancora relativamente ridotto, ha puntualizzato l’assessore, che ha anche sottolineato come la gran parte delle persone sia attualmente “ospedalizzata con il Covid, e non a causa del Covid”: ma la situazione è da tenere comunque sotto osservazione, perché la pur bassa percentuale di ospedalizzazioni rispetto al numero totale di contagi “può diventare impegnativa, in particolare se associata al fatto che per Covid abbiamo centinaia di operatori sanitari in isolamento a casa. Auspichiamo che il picco arrivi quanto prima e che si possa organizzare per l’autunno un’efficace campagna di prevenzione”.






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