“L’appennino non serve solo ai suoi abitanti e non può avere una continuità di mera conservazione; è allora necessario e urgente che il perimetro di strategie ed alleanze per la sua tenuta e il suo sviluppo sia alzato ed esteso”:
E’ da questa considerazione che prendono le mosse le osservazioni e le proposte di Confcooperative Terre d’Emilia rivolte ai futuri amministratori dei comuni montani in cui nel prossimo fine settimana si voterà per il rinnovo delle compagini amministrative.
“La montagna – spiega Confcooperative terre d’Emilia – ha di fronte sfide ed obiettivi che la comunità regionale e le singole comunità provinciali potranno affrontare soltanto intendendo l’Appennino come parte di un sistema territoriale urbano e produttivo più ampio e capace di maggiore innovatività”.
La prima conseguenza, secondo Confcooperative Terre d’Emilia, è che “occorre invertire politiche di concentrazione dei servizi e delle opportunità nelle aree metropolitane, che stanno provocando da una parte evidenti problemi di sicurezza, traffico, disgregazione e sull’accessibilità ai servizi e, dall’altra, impoverimenti strutturali nelle aree montane”.
E’ dunque un nuovo ed esteso patto territoriale per lo sviluppo dell’Appennino quello cui la centrale cooperativa fa riferimento, chiamando in causa i tre principali protagonisti di questa nuova alleanza: la comunità locale e la comunità economica d’Appennino e la comunità politica, “insieme – sottolinea l’organizzazione – per una concreta ed efficace strategia di tenuta dei territori montani”.
Da qui, dunque, gli affondi specifici di Confcooperative Terre d’Emilia su alcuni temi che vanno dalla “fiscalità di vantaggio che deve essere prevista per attrarre capitali di investimento orientati alla sostenibilità e al lungo periodo”, a quello che viene definito il “ridisegno dei servizi di prossimità aslla popolazione e alle imprese d’Appennino perché sia certa la loro accessibilità in raggi di mobilità sostenibile”.
E, ancora: “le attività economiche e i presidi commerciali, manifatturieri e sociosanitari debbono essere considerati anche per il valore delle funzioni sociali che già esprimono e per ulteriori funzioni di servizio che possono mettere a disposizione”.
In quest’ottica – sottolinea Confcooperative terre d’Emilia – si esprime tutto il senso del lavoro delle tante cooperative impegnate in Appennino nell’agroalimentare, nei servizi alla persona, nel credito, nei servizi alle imprese, nell’inclusione lavorativa, nella cultura, nel turismo, nello sport e con quella cooperazione di comunità che sta rivitalizzando economicamente e socialmente aree che si ritenevano destinate all’abbandono.
Una cooperazione – osserva Confcooperative terre d’Emilia – che scende in campo a fianco delle amministrazioni locali anche per la valorizzazione di alcuni patrimoni prezioni e specifici dell’Appennino: quello immobiliare, idrico e forestale. “I Comuni – sottolinea la centrale cooperativa – debbono operare perché questi patrimoni trovino recupero, gestione e trasformazione per la generazione di maggiori valori economici e sociali secondo principi che le cooperative agricole, forestali ed edilizie possono realizzare con i loro soci con coerenza ed efficacia”.
Un richiamo specifico, infine, al patrimonio idrico: “per la tutela delle acque – sottolinea Confcooperative Terre d’Emilia – è urgente la realizzazione di invasi per gestire al meglio portate e flussi adeguati ai fabbisogni e alla mitigazione dei rischi, ponendo attenzione anche alla loro multifunzionalità come fattori di sviluppo territoriale”.







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