Come i 5Stelle liquidano Casaleggio

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Davide Casaleggio ha scritto agli iscritti del Movimento 5Stelle: siccome ci sono parlamentari che non versano ogni mese alla Casaleggio e Associati i 300 euro stabiliti per statuto, è possibile che entro breve tempo i servizi della piattaforma Rousseau, sulla quale si fonda la vita interna del Movimento, saranno parzialmente smantellati.
La lettera ha avuto un effetto deflagrante soprattutto nei gruppi parlamentari. Nelle chat grilline si fronteggiano almeno due fazioni: i puri, nostalgici delle parole d’ordine delle origini, che stanno con Casaleggio e che vorrebbero eleggere il nuovo capo politico nella persona di Alessandro Di Battista, e i governisti, stanchi di essere trattati come dipendenti da una società privata che oltretutto esercita una discreta trattenuta mensile sui propri introiti.

Intendiamoci: una decina di anni fa, agli albori dell’esperimento voluto da Grillo e da Casaleggio senior, chi avesse osato esprimere dubbi sull’opportunità di creare una struttura capace di veicolare nella pratica i sacri principi della democrazia diretta non avrebbe potuto resistere più di un minuto all’interno del Movimento. Parlamentari intesi come semplici portavoce, finanziamento pubblico in parte restituito alle casse pubbliche, limite dei due mandati elettivi, creazione di una piattaforma in rete capace di avvicinare in modo costante vertice e base: i capisaldi del grillismo nacquero dalla lotta alla Casta e e con lo slogan “uno vale uno”.

Cosa sia rimasto di quella stagione è sotto gli occhi di tutti. I 5Stelle hanno vinto le elezioni politiche del 2018, sono la principale forza nel Parlamento e nel governo, che è guidato da un proprio rappresentante (ancorché non iscritto). I principi delle origini sono caduti uno dopo l’altro. Il vincolo dei due mandati è stato abolito nei fatti con un voto agostano approntato in tutta fretta sulla piattaforma Rousseau per inseguire la ricandidata Virginia Raggi. I principianti anti-Casta si sono fatti Casta a loro volta, promuovendo amici, creando costosi staff, occupando poltrone di stato. E ora sembra venuto meno il rapporto di fiducia con Casaleggio junior, a cui l’ala governista rimprovera grave intempestività nell’aver inviato quella email in cui si denunciavano i parlamentari morosi a ridosso del referendum e delle elezioni regionali.

Grillo in persona ha cercato di mediare tra le due fazioni intervenendo in videochat a una riunione di parlamentari: se siete qui, ha detto in sostanza, lo dovete al lavoro di Casaleggio padre e Casaleggio figlio.

Ma il richiamo nostalgico alle radici non ha convinto né i morosi, né chi considera Rousseau come una creatura figlia di una dinastia mai eletta. “Ma chi rappresenta oggi Casaleggio?” è la domanda che più circola tra parlamentari. In effetti la gratitudine, in politica, non esiste. Gli appelli romantici non servono. Può essere che la situazione venga protratta sino al congresso o a quel che sarà. È possibile che si torni a votare usando Rousseau. Ma si tratterà di espedienti per durare ancora un po’ come si fosse in pace. Il Movimento versione Casaleggio è inevitabilmente destinato alla scomparsa.




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